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Il blitz della Meloni dagli agenti feriti. "Italia al vostro fianco. Le toghe non esitino"

La premier a Torino: "Manifestanti? No, sono criminali". E si appella alla magistratura

Il blitz della Meloni dagli agenti feriti. "Italia al vostro fianco. Le toghe non esitino"
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nostro inviato a Torino

Giorgia Meloni arriva all'alba. Torino è ancora avvolta dal freddo e da un silenzio innaturale, quello che segue il tonfo della notte. La città è scossa, i segni della guerriglia urbana sono ancora nell'aria. La premier non avvisa nessuno, non ci sono annunci né passerelle. Va dritta in ospedale, dove accompagnata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio incontra e visita i poliziotti rimasti feriti. Il messaggio è chiaro: il governo c'è. Al Molinette sono ricoverati ventisei forze dell'ordine delle centosei costrette al ricovero dalla violenza antagonista. Il presidente del Consiglio stringe le mani degli agenti, parla con l'équipe medica, domanda delle condizioni dei ragazzi. Poi la gratitudine: le mani giunte della premier si rivolgono verso i poliziotti. Il lavoro svolto è stato pesante e significativo. "Ora sarò chiara. Questi non sono manifestanti, sono criminali organizzati", aveva detto la leader di Fdi, poco dopo la guerra urbana scatenata dal corteo pro Askatasuna. Un agente ricambia: "Grazie", dice. "Stai scherzando? Potevo mancare?", è la risposta della Meloni. "L'Italia giusta è al vostro fianco, vi sostiene sempre", chiosa al termine dell'incontro.

Lo Stato c'è. La Meloni, via social, annota i nomi. "Alessandro", che ha 29 anni. È Calisti, l'uomo che avrebbe potuto morire. "Lorenzo", che di anni ne ha 28. "Contro di loro - scrive - martelli, molotov, bombe carta ripiene di chiodi, pietre lanciate con le catapulte, oggetti contundenti di ogni genere e jammer per impedire alla Polizia di comunicare". Lo scopo - ha rivelato uno dei feriti - era quello di uccidere. Il premier chiama in causa la magistratura: "Mi aspetto che valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazione". Bisogna applicare "le norme che già ci sono" e che "consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte". Del resto due giorni fa si è consumato un "tentato omicidio". Nel capoluogo piemontese arriva anche il ministro della Difesa Guido Crosetto. Il capo di dicastero si presenta al Comando provinciale dei Carabinieri di Torino. Crosetto esprime subito vicinanza. Almeno cinque uomini di questo Comando sono feriti, tutti in forza al reggimento Emilia Romagna. Ad accogliere il ministro il Comandante della Legione Piemonte e Valle D'Aosta, generale di divisione Andrea Paterna, e il comandante provinciale, il generale di brigata Roberto De Cinti. Il vicepremier Matteo Salvini è a Roma, dove dai gazebo lancia una raccolta firme. Il Carroccio è convinto che serva più sicurezza per le forze dell'ordine. Il dito del segretario leghista è puntato contro i cattivi maestri: "Certa politica, certi intellettuali di sinistra che hanno strizzato l'occhio a questi maledetti dei centri sociali dovrebbero fare il mea culpa e prendere atto del fatto che lì si annida una violenza e un odio nei confronti dello Stato, delle istituzioni e delle divise che è inaccettabile". Anche una delegazione del Pd si presenta dagli agenti feriti in ospedale. La segreteria di Elly Schlein, che nel frattempo si intreccia in una riflessione su "nazionalismi" e "internazionalismi", è però stretta nella morsa dell'alleanza con Avs e 5Stelle, che due giorni fa erano in piazza per Askatasuna. Al Molinette arriva anche l'ex sindaco grillino Chiara Appendino. Valentina Sganga, due giorni fa, ha fatto un'altra scelta, sfilando con pro Pal e compagnia. I prossimi giorni sono quelli dell'informativa urgente.

Il presidente della Camera Lorenzo Fontana si attiva "immediatamente". Anche Fdi domanda lo stesso all'esecutivo. La base giuridica per intervenire c'è. Il governo fornirà anche altri strumenti. La politica fa la sua parte.

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