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Il blitz nel bunker e l'arresto nel letto. La resa "negoziata" con l'ok dei generali

Maduro "consegnato" agli Usa. Il giorno prima l'inutile incontro con l'emissario di Xi

Il blitz nel bunker e l'arresto nel letto. La resa "negoziata" con l'ok dei generali
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Le ultime ore di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores si consumano nel silenzio irreale del complesso militare di Fuerte Tiuna, il cuore blindato del potere chavista a Caracas. Il presidente venezuelano e la "first combatiente" stavano dormendo nella loro residenza all'interno della base quando, nel cuore della notte, le forze speciali statunitensi hanno fatto irruzione nella camera da letto, trascinati via ancora in pigiama, colti completamente di sorpresa.

L'operazione, condotta dall'unità d'élite Delta Force con il supporto di agenti dell'FBI, è durata meno di 30 minuti. Nessuna vittima Usa, nessuno scontro. Un blitz chirurgico, preparato nei minimi dettagli, impossibile senza una collaborazione interna. Ed è qui che il quadro si fa più inquietante per il regime: Maduro non è stato solo sconfitto militarmente, è stato consegnato.

Da mesi la cupola delle Forze armate bolivariane era entrata in fibrillazione. Il sistema di potere costruito su narcotraffico, contrabbando d'oro e vendita clandestina di petrolio sanzionato si stava inceppando. Le rotte della cocaina erano diventate più rischiose, i proventi si erano ridotti, i conti all'estero sempre più esposti sotto la pressione crescente degli Stati Uniti, che dall'inizio di settembre 2025 avevano blindato il Mar dei Caraibi con un dispiegamento militare senza precedenti dai tempi della Guerra fredda. I generali, per anni pilastro del regime, hanno iniziato a temere di restare senza protezione e senza rendite. In quel vuoto ha preso forma la scelta più cinica, ovvero salvare se stessi sacrificando il leader.

Non un colpo di stato classico, ma una resa negoziata. Informazioni sui movimenti, sulle routine notturne, sui varchi di sicurezza. L'accesso a Fuerte Tiuna - simbolo dell'inviolabilità chavista - è il segnale più evidente del collasso interno. Quando i commandos Usa entrano nella cittadella militare senza incontrare una resistenza significativa, il regno di Maduro è già finito.

Il paradosso è che fino a poche ore prima Maduro si sentiva protetto. Venerdì sera aveva accolto nel palazzo di Miraflores una delegazione cinese guidata da Qiu Xiaoqi, inviato speciale di Xi Jinping per l'America Latina. Sorrisi, strette di mano, foto ufficiali. Su Instagram il dittatore ostentava sicurezza: "Rafforziamo la relazione strategica per la costruzione di un mondo multipolare di sviluppo e pace. Cina e Venezuela unite, a prova di tutto e per sempre".

Un'illusione fatale. Perché il sostegno cinese non è mai stato un ombrello militare. Pechino investe, compra petrolio a sconto, mantiene canali diplomatici. Ma non combatte per salvare un alleato in caduta libera, soprattutto quando il costo geopolitico supera il ritorno. Secondo alcune ricostruzioni, mentre le prime esplosioni scuotevano Caracas e basi militari del Paese, la delegazione cinese si trovava ancora in Venezuela, spettatrice silenziosa di un crollo già deciso altrove. Il dragone osservava, ma non interveniva.

Nelle stesse ore, a Washington, Donald Trump rivendicava il successo dell'operazione parlando di un "attacco su larga scala" e annunciando la cattura di Maduro e della moglie, trasferiti a New York per essere processati con l'accusa di narcoterrorismo. Un messaggio destinato non solo a Caracas, ma a tutta l'America Latina: l'era dell'intangibilità dei regimi ostili a Washington è finita.

La galera per Maduro non è dunque soltanto il risultato della superiorità militare statunitense, ma la fotografia di un sistema che si è sgretolato dall'interno, divorato dalla corruzione e dall'avidità dei suoi stessi custodi. E racconta una verità brutale, che quando finiscono i soldi e le protezioni, anche le alleanze evaporano.

Persino quelle con la Cina, immortalate fino a poche ore prima sui social che erano solo una foto di scena, non uno scudo. Poche ore dopo, infatti, Maduro cadeva, senza spari nel palazzo e senza che nessuno provasse a impedirlo.

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