Boccassini va in tv, altro fango su Berlusconi. E su Falcone: "In troppi lo hanno ostacolato"

La ex Pm: "Nelle inchieste ho cercato di non fare la fine di Squid Game"

Boccassini va in tv, altro fango su Berlusconi. E su Falcone: "In troppi lo hanno ostacolato"

Milano «Quando andavo in giro venivo bombardata dai fotografi, riconosciuta da tanta gente, mi è capitato persino di essere applaudita mentre mi trovavo al ristorante. Pur essendo stata oggetto non solo di linciaggio ma anche di affetto, non mi sono però mai fatta prendere dal canto delle sirene. E non è facile restare con i piedi per terra quando tutti ti dicono Tu sei Dio. Un esempio? La copertina dell'Espresso del 1996 su cui c'era scritto Forza Ilda: quando l'ho vista mi sono incazzata...Si può dire incazzata vero?».

Da una parte Silvio Berlusconi, rivelatosi attraverso due donne - il «teste Omega» Stefania Ariosto prima e Karima El Mahroug Ruby Rubacuori poi - come l'inizio e la fine di tutti i mali; dall'altra un Giovanni Flacone quasi «angelicato». Questo quanto emerge nell'intervista di Enrico Mentana all'ex pm Ilda Boccassini andata in onda ieri sera in prime time su La7. Un colpaccio per il direttore del Tg se si pensa che si tratta della prima intervista televisiva all'ex magistrato da quella storica di Rai Uno de «Il Fatto» di Enzo Biagi, datata 1998.

Quello di ieri sera è stato un colloquio su mafia, magistratura, ma incentrato principalmente su Silvio Berlusconi, che in questa intervista - proprio qualche settimana dopo l'uscita del libro autobiografico di Boccassini La stanza numero 30. Cronache di una vita (Serie Bianca Feltrinelli) - si rivela come grande bersaglio del magistrato per gran parte della sua carriera. Un bersaglio contro il quale, com'era prevedibile, Boccassini è tornata a picchiare durissimo proprio ora che il leader di Forza Italia è in corsa per il Quirinale nella successione a Sergio Mattarella.

Quindi l'ex pm ha parlato a lungo di Giovanni Falcone, sottolineando che il magistrato pur avendo avuto «persone che gli hanno voluto bene nella magistratura, come Paolo Borsellino» è stato però «ostacolato da troppi, quelli che si definivano amici, quelli che lo detestavano».

Infine il magistrato si è soffermata a lungo su se stessa.

«Quello che mi è capitato non cercandolo, in tutte le inchieste, in un mondo molto più grande di me e che era difficile starci dentro con i piedi giusti - ha concluso -, era di non fare la mossa sbagliata e fare la fine di Squid Game, perché muori, non solo fisicamente, ma anche dentro».

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