Bocelli, Sgarbi e Zangrillo: non chiamateli negazionisti

Bocelli, Sgarbi e Zangrillo: non chiamateli negazionisti

No, non chiamateli negazionisti. Perché è un gioco sporco. Un modo scorretto di spostare un argomento (serio) nel solito tritacarne del politicamente corretto. Il convegno «Covid-19 in Italia, tra informazione, scienza e diritti», che si è tenuto ieri in Senato, è stato prontamente bollato come un conciliabolo di negazionisti. Una follia, ma soprattutto una colossale fake news da infodemia, come direbbero quelli che amano i paroloni.

Chiariamoci subito: negare che in Italia ci sia stata una pandemia che ha fatto più di 35mila morti è da cretini. E, infatti, nessuno dei presenti da Vittorio Sgarbi a Nicola Porro, da Sabino Cassese ad Andrea Bocelli, da Michele Ainis ad Alberto Zangrillo, ha negato l'esistenza del virus. Nessuno. Ma non si può negare (sarebbe anche questo bollato come negazionismo?) che i numeri dei contagi, delle terapie intensive e delle vittime, ci raccontano una realtà, per fortuna, totalmente diversa da quella di marzo e del lungo periodo del lockdown. Il Covid c'è ancora, ed è giusto prestare la massima attenzione alle norme igienico-sanitarie. Ma non siamo più in una situazione di emergenza sanitaria come quella di cinque mesi fa e quindi - questo era il succo del temibile convegno -, è il caso di smetterla con l'emergenza politica, di chiudere in soffitta i dpcm presidenziali e tornare a una normale vita democratica.

«Non possiamo negare che ci sia una pandemia mondiale con oltre 16 milioni di persone contagiate. Ma dobbiamo anche ammettere che sono state violate alcune libertà costituzionali», ha detto il costituzionalista Michele Ainis. Vi sembra una dichiarazione negazionista? No. Se questo è negazionismo, significa che è vietato interrogarsi sul presente e il futuro delle nostre libertà personali e costituzionali. E significa che, profittando del virus, si vuole soffocare il dibattito politico e prolungare lo stato di emergenza in una sorta di dittatura sanitaria. Per questo è doloso chiamarli «negazionisti», pescando nel torbido significato di questo termine, accostandoli capziosamente a chi nega l'Olocausto. È un'operazione in malafede che danneggia tanto la politica quanto la scienza, un modo subdolo per imbavagliare e squalificare senza volere entrare neppure nel merito dell'argomento. Per carità: sia benedetta la mascherina (quando serve), ma sia stramaledetta questa schifosa museruola.