Bollette choc, bilancia commerciale ko

Esplodono i prezzi import di gas e greggio (+72%) ed è già disavanzo

Bollette choc, bilancia commerciale ko

L'Italia continua a importare inflazione a causa dei rincari delle materie prime, a partire da gas e petrolio. Il fenomeno è solo parzialmente rilevabile perché ad aprile l'indice dei prezzi al consumo è stato rivisto al ribasso dal +6,2% al +6%, ma gli ultimi dati Istat rappresentano una fonte di preoccupazione per a tenuta dei conti pubblici.

In particolare, a marzo i prezzi all'importazione sono aumentati del 2,5% su base mensile e del 19,0% su base annua. Per l'energia l'incremento è stato del 5,6% congiunturale e del 72,5% tendenziale (al netto dell'energia l'inflazione import è cresciuta dell'11,4% annuo). Il trend è poco rassicurante perché le importazioni energetiche in Italia a marzo, ha rilevato l'Istat, hanno segnato un +157,7% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso.

Il rincaro di gas e petrolio non produce solo rialzi a tre cifre, ma devasta la bilancia commerciale. L'aumento tendenziale delle importazioni del 38,8% è dovuto per 11,4 punti dall'aumento dell'import di gas naturale e petrolio greggio. Ne consegue che nel solo mese di marzo il saldo commerciale energetico è stato negativo per 8 miliardi di euro, mentre nel primo trimestre il disavanzo è di 21,8 miliardi. Ne consegue che nei primi tre mesi del 2022 l'Italia ha conseguito un deficit commerciale di 7 miliardi a fronte di un avanzo di 11,5 miliardi nel primo trimestre 2021.

L'energia, insomma, sta indebolendo l'export italiano la cui buona progressione non riesce più a compensare lo storico deficit dell'energia. Tanto più che le sanzioni nei confronti della Russia stanno incidendo anche su questo versante. L'export verso Mosca a marzo si è dimezzato rispetto all'anno scorso (-50,9%). Su base annua, i paesi che hanno fornito i contributi maggiori all'incremento dell'export italiano (+22,9%) sono: Stati Uniti (+40%), Francia (+21%), Germania (+14,8%), Svizzera (+32,2%) e Spagna (+29,9%). Il quadro non è confortante perché se il trend proseguisse non si registrerebbe a fine anno solo un deficit commerciale (circostanza che non si verifica dal 2011, anno di profonda crisi), ma si avrebbe anche un deficit della bilancia dei pagamenti. Un fenomeno che negli anni '70 era prassi nel nostro Paese, ma che oggi - associato al deficit di bilancio - ci terrebbe in compagnia di giganti dell'economia come Usa e Cina e di Paesi in difficoltà come Grecia, Spagna, Brasile e Argentina. Una posizione netta positiva sull'estero generalmente rassicura gli acquirenti del debito pubblico. È il motivo per il quale l'Italia, per sua fortuna, non ha avuto mai a che fare con la Troika nonostante il terzo debito pubblico mondiale. La guerra sta cambiando lo scenario.

Infine il dato definitivo Istat sull'inflazione di aprile: l'indice dei prezzi al consumo è sceso dal 6,5% annuo di marzo al 6 per cento.

Il rallentamento si deve prevalentemente ai prezzi degli energetici (la cui crescita è passata dal +50,9% di marzo a +39,5%). Accelera, però, il carrello della spesa che registra aumenti, salito da +5% a +5,7 per cento.

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