Con Boric il Cile torna rosso. Sinistra mondiale in festa

Battuto al ballottaggio Kast, ma all'ammiratore del chavismo serviranno i voti di centro. Borsa a picco

Con Boric il Cile torna rosso. Sinistra mondiale in festa

Si tinge sempre più di rosso la mappa politica dell'America latina e, dopo l'Honduras, ecco che anche il Cile svolta decisamente a sinistra. Questo hanno deciso gli oltre otto milioni di aventi diritto - appena il 55% del totale ma a Santiago è già un mezzo record questa presenza al voto - che hanno dato un'ampia vittoria all'ex leader studentesco, il 35enne Gabriel Boric, alleato dei comunisti.

A sorprendere è il margine di 12 punti con cui il più giovane presidente di tutti i tempi della nazione andina ha surclassato il suo rivale di destra, l'avvocato 55enne Kast. Nessuno si aspettava il 56% di Boric contro il 44% di Kast, a cominciare dai mercati che, non a caso, ieri hanno punito sia il peso cileno, precipitato ai minimi degli ultimi 21 mesi, che la Borsa di Santiago. Boric aveva perso di stretta misura al primo turno, dov'era il candidato della coalizione di sinistra Apruebo Dignidad, con all'interno il partito comunista. Al ballottaggio di domenica ha ampliato la sua base elettorale, includendo il partito socialista ma, adesso, dovrà ulteriormente allargare le sue alleanze perché quando entrerà in carica a marzo non avrà la maggioranza in Parlamento. Gioco forza, dunque, dovrà attirare a sé anche i parlamentari della Dc cilena e del centro. Boric esplode politicamente due anni fa appoggiando le proteste femministe, indigeniste, indipendentiste e ambientaliste dei manifestanti e proponendo le riforme di sanità e pensioni, che oggi in Cile sono quasi solo private. Per farlo dovrà dialogare al centro e sarà interessante vedere come potrà tornare sui passi del suo recente passato, quando ha espresso più volte appoggio totale al regime dittatoriale venezuelano di Nicolás Maduro. Inoltre, vista la situazione politica, sociale, ed economica del Cile di oggi, davvero complicata a causa di un'inflazione che non si vedeva da decenni e per la pandemia che ha moltiplicato i poveri, Boric dovrà «gestire» le aspirazioni più radicali del partito comunista con cui governerà e che vede nel chavismo venezuelano e nel castrismo cubano due modelli socio-economici da imitare.

È la prima volta dalla caduta di Salvador Allende, nel 1973, che un presidente davvero di sinistra torna alla Moneda e questo fa tremare non solo i mercati ma anche l'economia reale. Il Cile che lascia a Boric il presidente uscente, Sebastián Piñera, di centrodestra, ha infatti il rating del debito estero più favorevole del continente americano ed è l'economia più sviluppata della regione dopo Stati Uniti e Canada. In America Latina il suo sviluppo è il più dinamico e ha una competitività invidiabile per tutti i suoi vicini, Brasile compreso, per non parlare dell'Argentina sull'orlo dell'ennesimo default. Boric, fino a ieri, celebrava la dittatura chavista di Maduro e se qualcuno ha più di una perplessità sull'indirizzo della sua prossima amministrazione, basta riascoltare l'ambasciatore kirchnerista in Cile, Rafael Bielsa, che ha attaccato più volte Kast, diplomaticamente dandogli del nazifascista. In festa, naturalmente, la sinistra mondiale, con i testa Enrico Letta, il brasiliano Lula e il colombiano Petro, due probabili prossimi presidenti nei rispettivi Paesi nel 2022. Giusto a dimostrazione che l'«ondata rossa» in America Latina non è un fuoco fatuo.

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