Boss della camorra catturato Era il mago dei travestimenti

NapoliUna quarantina di miglia e il camorrista Aldo Gionta, sarebbe stato al sicuro nell'isola di Malta. Tappa di passaggio, probabilmente, per la sua dorata latitanza. Il boss di Torre Annunziata, figlio del sanguinario Valentino, in cella da un paio di decenni, condannato all'ergastolo e ritenuto il mandante dell'omicidio del cronista Giancarlo Siani, da due mesi era ricercato per associazione mafiosa e violazione della sorveglianza speciale. I carabinieri di Torre Annunziata lo hanno scovato a Pozzallo, nel ragusano mentre, a bordo di un'auto e in compagnia di due donne e un uomo (tutti incensurati, arrestati per favoreggiamento, saranno processati con il rito direttissimo) si stavano imbarcando a bordo di una nave pronta a salpare per Malta.

Ma, sono scattate le manette dei carabinieri di Torre Annunziata, con i quali hanno collaborato i militari di Ragusa. Gionta ha cercato di passare inosservato esibendo agli investigatori una carta di identità falsificata. Proprio le false identità e i travestimenti avrebbero consentito al boss torrese di sfuggire all'arresto in passato. Addirittura il capo camorra si sarebbe travestito da donna per sfuggire alle attenzioni dei carabinieri. Infatti, i militari hanno accertato che Gionta utilizzava con frequenza parrucche da donna, indumenti femminili per non essere individuato.

Al momento dell'arresto il boss aveva in tasca un migliaio di euro in contanti. Non è escluso che dopo Malta si sarebbe trasferito in uno dei paesi del nord Africa per rendere più sicura la sua latitanza. Per una curiosa coincidenza, l'erede di Valentino è stato catturato a quasi 30 anni della strage di Sant'Alessandro, (26 agosto 1984), quando davanti al circolo dei Pescatori di Torre Annunziata, otto uomini (sette dei quali) legati a Valentino Gionta furono assassinati dal clan Alfieri. Una quindicina di sicari armati di fucili a canne mozzate e pistole scesi da un bus turistico (rubato in Calabria) aprirono il fuoco sui nemici, provocando la più spaventosa strage di camorra.

Nel 2008 aveva destato scalpore la scoperta di alcuni «pizzini» scritti dal «boss poeta» - fu soprannominato così proprio per la sua abilità nello scrivere messaggi agli affiliati al clan - e indirizzati anche al figlio Valentino jr., nei quali Gionta lo invitava a «imparare a sparare con il kalashnikov».

carminespadafora@gmail.com

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