La Brexit chiude le porte pure al calcio

L'Inghilterra nega il visto all'ivoriano del Psg Aurier. Aprendo scenari paradossali

La Brexit chiude le porte pure al calcio

Niente visto dalle autorità inglesi. E Serge Aurier, 24enne difensore del Paris Saint Germain, non ha potuto giocare ieri sera la sfida di Champions League in calendario a Londra con l'Arsenal. É un segnale, piccolo in sé, ma dal grande valore mediatico, di come le istituzioni del Regno Unito stiano già applicando la Brexit infischiandosene delle relazioni fra i popoli del Vecchio Continente e soprattutto dei diritti basici che dovrebbero rappresentare il patrimonio di qualsiasi cittadino. Più che una storia vera, pare una parodia dei testi cari a Eduardo De Filippo. Il giocatore ivoriano, con passaporto transalpino, s'è visto rifiutare la concessione del visto per entrare in Inghilterra in seguito a una vicenda accaduta nello scorso settembre quando aggredì un agente di polizia e subì una condanna a due mesi di prigione. Immediata il ricorso al secondo grado di giudizio che ancora non s'è svolto. Quindi, in base anche alla giurisprudenza di cui gli inglesi si fanno vanto, Aurier è un uomo libero e tale va considerato fino all'eventuale condanna in sede di appello. Figuratevi quale eco avrebbe avuto una situazione del genere se si fosse verificata nella Russia di Putin e negli Stati Uniti di Trump: per i paladini dei diritti civili si sarebbe trattato d'un evento da condannare con la maggiore enfasi possibile. Il silenzio odierno è assordante.

Il Paris Saint Germain ha contestato con veemenza l'accaduto: «Siamo sbalorditi da questo incomprensibile caso che attacca l'integrità dell'uomo e la credibilità della competizione sportiva. Il visto, concesso il 18 ottobre, è stato revocato lo scorso 16 novembre dal Ministero degli Interni che ha giustificato tale decisione citando una condanna ad Aurier inflitta il 30 settembre 2016. Ma il diritto di presunzione di innocenza non può essere negato al nostro calciatore come a qualsiasi altra persona che effettua un ricorso. A causa di questo improvviso dietro-front, Aurier non ha potuto viaggiare con la squadra. É un aspetto difficile da giustificare in ambito di diritto europeo che ha avuto ripercussione nella competizione sportiva impedendoci di giocare a Londra con la migliore squadra e nella condizione psicologica ideale».

Pesante anche l'intervento dell'Uefa che, in un comunicato di appoggio al Paris Saint Germain, ha scritto: «Il nostro ente esprime il proprio profondo disappunto riguardo al fatto che al calciatore del Psg Serge Aurier è stato negato l'accesso nel Regno Unito. È sconveniente che un giocatore in lista Champions non possa prendere parte ad un match per ragioni che non sono legate al calcio e ai propri regolamenti». Il suo nuovo presidente, il 49enne avvocato sloveno Alexander Ceferin, sta vagliando la possibilità di un intervento politico, ben più articolato e mirato, per evitare ingerenze dei vari stati negli affari sportivi. Può anche darsi che sia chiamata a risponderne la Football Association, la Federcalcio del Regno Unito, quanto meno a fornire spiegazioni. L'associazione dei giocatori professionisti di Francia parla apertamente d'un «danno collaterale della Brexit» e si schiera accanto al giocatore, al suo club, alla Francia. Che sia iniziata in ambito calcistico la sfida a tutto campo fra l'Europa e la Britannia?

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