Strage di migranti ad Amendolara, Cosenza. Quattro corpi carbonizzati all'interno di un'auto rinvenuti ieri mattina al chilometro 395 della statale 106 Jonica, sulla piazzola di un distributore di carburante IP. Quattro cadaveri inceneriti dal fuoco che ha distrutto la macchina e che apparterrebbero a migranti di origine pakistana. Una vera e propria esecuzione o un regolamento di conti anche se gli inquirenti escludono la "mano" della 'ndrangheta. Il modus operandi, difatti, non apparterrebbe a quello più volte usato dalle cosche locali per eliminare rivali e traditori. Le famiglie 'ndranghetiste, spiegano, uccidono e bruciano i corpi ma lo fanno in luoghi appartati, in campagna o in casolari abbandonati. I quattro, secondo una prima ipotesi, sarebbero andati a un appuntamento per lavorare nei campi. Una trappola mortale. Al medico legale non è stato possibile stabilire se le fiamme li hanno avvolti dopo esser stati uccisi. Solo l'autopsia potrà chiarire se ammazzati a colpi di pistola, con armi da taglio o strangolati. Gli stessi vigili del fuoco, intervenuti dopo l'allarme lanciato da un automobilista, hanno escluso l'incidente. Al momento nessuna denuncia di scomparsa corrispondente ai quattro cadaveri. Accertamenti in corso sull'auto, sicuramente rubata, su cui viaggiava il "caporale" che li ha traditi e messi in mano ai sicari. I primi ad accorrere sul posto sono stati gli agenti della polizia stradale, seguiti della squadra mobile. Si cercano indizi dall'esame dei sistemi di videosorveglianza lungo tutte le strade della zona per ricostruire la dinamica dell'eccidio. La pista più seguita è quella che porta al caporalato, al lavoro nero e allo sfruttamento a livello di schiavitù dei migranti soprattutto clandestini. In serata due persone, connazionali delle vittime, anche loro braccianti, sono state portate in questura per essere interrogate, insieme ad altre sentite come testimoni.
Veri e propri "fantasmi", i braccianti, entrati in Italia senza documenti e che come tali restano anche da morti. Proprio in questo territorio, nell'area della costa jonica tra Corigliano-Rossano e Montegiordano, polizia, carabinieri e finanza aprono numerose inchieste. Fra queste quella che a marzo porta all'arresto di otto caporali da parte delle Fiamme Gialle per sfruttamento della manodopera straniera. Contadini costretti a lavorare 12 ore al giorno con paghe da fame, dormire per terra in stalle e ricoveri improvvisati, tenuti al freddo e senza le minime condizioni igienico-sanitarie. Chi si ribella, chi denuncia al sindacato i "padroni" schiavisti, finisce male. Cacciato in malo modo senza paga oppure sotto tre metri di terra. Nel 2017 la Procura di Cosenza scopre un sistema di sfruttamento di richiedenti asilo provenienti da Senegal, Nigeria e Somalia, prelevati dai centri di accoglienza e usati come braccianti e pastori. La paga? Dai due ai tre euro l'ora. Una piaga che non conosce confini.
Più a Nord, siamo nella pianura pontina in provincia di Latina, l'estate scorsa Satnam Singh, 31 anni, con un braccio mozzato da un macchinario per la raccolta dei meloni, viene scaricato in strada dal datore di lavoro. Morirà per dissanguamento. Antonello Lovato, 37 anni, viene arrestato per omicidio doloso e omissione di soccorso. Non l'ha portato in ospedale perché il dipendente non era in regola.