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Bruxelles: no a Schröder mediatore

Kallas: "Il negoziatore lo scegliamo noi". La Serbia si offre per un summit Russia-Europa

Bruxelles: no a Schröder mediatore
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Le parole pronunciate da Putin il 9 maggio, quando il presidente russo ha evocato la possibilità che la guerra in Ucraina "stia volgendo al termine", hanno prodotto una nuova stagione di diffidenza strategica. A quattro anni dall'invasione, il conflitto sembra attraversare una fase diplomatica inedita, nella quale segnali di apertura, manovre tattiche e ridefinizioni degli equilibri internazionali convivono in una tensione permanente.

A sintetizzare il clima europeo è stato il ministro della Difesa tedesco Pistorius, che da Kiev ha definito le dichiarazioni del Cremlino "un diversivo". La sua reazione riflette un sentimento ormai consolidato in gran parte dell'Unione europea: ogni apertura russa viene letta come parte di una strategia di pressione psicologica e diplomatica. Pistorius ha posto una domanda semplice e brutale: "Se Putin vede davvero la fine della guerra, perché non la conclude?". L'Europa ritiene che Mosca continui a utilizzare il linguaggio della tregua per guadagnare tempo, ricompattare il consenso interno e alleggerire la pressione internazionale.

L'elemento più significativo delle recenti dichiarazioni di Putin riguarda il tentativo di riaprire un canale diretto con l'Europa aggirando le strutture istituzionali di Bruxelles. La proposta dell'ex cancelliere tedesco Schröder come possibile mediatore è apparsa come un messaggio politico calibrato. Schröder rappresenta infatti una figura simbolica della lunga stagione di interdipendenza energetica tra Germania e Russia. Per anni vicino al presidente russo e coinvolto nei vertici di grandi società energetiche russe, l'ex cancelliere incarna un modello di relazione euro-russa che Bruxelles considera ormai archiviato.

L'Alta rappresentante per la politica estera Kallas ha respinto l'ipotesi definendo Schröder "un lobbista di alto rango per aziende russe", sostenendo che affidargli un ruolo negoziale significherebbe permettere a Putin di scegliere il proprio interlocutore europeo, e in questo frangente lo zar "è in una posizione di debolezza e non va certo aiutato". Secondo il portavoce del Cremlino Peskov invece l'Ue starebbe valutando di incaricare Schröder. Kallas, che ha ricordato come la prima tranche dei 90 miliardi a Kiev arriverà a giugno, ha annunciato che i ministri degli Esteri dell'Ue discuteranno al vertice del 27-28 maggio una linea comune sui negoziati. In questo scenario emerge il ruolo della Serbia. Il ministro degli Esteri Duric ha proposto Belgrado come sede di un summit tra Russia e Ue. Resta però irrisolto il nodo centrale: Kiev rifiuta di riconoscere le conquiste territoriali russe, mentre Mosca non mostra aperture sul ritiro dagli oblast occupati. In questo contesto, il capo dell'intelligence ucraina Budanov sottolinea che un eventuale incontro tra Zelensky e Putin richiederebbe una lunga preparazione politica, diplomatica e militare.

Zelensky intanto ha confermato colloqui con gli Usa, mentre il coinvolgimento di figure vicine all'area trumpiana, (Witkoff e Kushner), indica che Washington sta valutando canali di mediazione alternativi rispetto alla diplomazia tradizionale. Perché, come dice Trump, "questa guerra è un tritacarne, è orribile. Il mese scorso hanno perso 25mila soldati, da entrambe le parti".

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