"A Bruxelles sono sicuri: dopo Atene tocca a Roma"

Il leader del Front National: "Della Grecia se ne fregano, vogliono soltanto salvare l'euro. Se uscisse dalla moneta inizierebbe il contagio"

"A Bruxelles sono sicuri: dopo Atene tocca a Roma"

nostro inviato a Strasburgo

«Della Grecia se ne fregano. Il loro obiettivo è salvare l'euro a tutti i costi. E sa perché? Se Atene uscisse dall'euro si rischierebbe di provare che si sta meglio senza la moneta unica. E loro sanno che potrebbe essere un primo esempio, pure contagioso». Dal suo ufficio al Parlamento di Strasburgo, dove mercoledì ha applaudito il discorso del premier Alexis Tsipras contro l'Europa dell'austerità, Marine Le Pen guarda con disincanto alle trattative in corso per evitare la bancarotta di Atene. La leader del Front National, secondo partito anti-euro nell'Europarlamento dopo l'Ukip del britannico Nigel Farage, è certa che il conto alla fine lo pagheranno i cittadini.

Le trattative sono in corso. Come crede che finirà? La Grecia – così ironizza Charlie Hebdo in copertina – sarà il nuovo Sirtacons dell'estate? Una danza dei fessi capeggiata da Merkel e Hollande?

«Finirà che le istituzioni europee saranno ancora obbligate a prestare a un Paese che sappiamo che non rimborserà perché non può rimborsare. Non poteva già farlo nel 2011. E saranno altri costi esorbitanti per noi contribuenti europei».

L'impressione è che, nonostante il «no» al referendum, nemmeno i greci vogliano l'uscita. Che senso ha avuto allora quel voto?

«Il no di Atene è stato un no a un'Unione che è diventata totalitaria. È stato il colpo di reni di un popolo che si è sollevato contro le politiche di iper-austerità e contro le loro drammatiche conseguenze».

Parola di una populista, come molti vi accusano di essere?

«Non è populismo, è la difesa del normale funzionamento della democrazia. Solo i popoli sono sovrani e sta al popolo decidere, non a un gruppo di tecnocrati che nessuno ha eletto».

Non vi crea imbarazzo pensarla come Tsipras, un premier di ispirazione marxista?

«No, perché penso che qualunque dirigente che avesse preso la guida della crociata contro l'Europa sarebbe stato eletto».

Qual è la prospettiva della Grecia? Austerità o bancarotta?

«Io credo che la Grecia sia a un bivio: austerità con l'euro oppure il ritorno alla crescita ma fuori dall'euro. Quello che invece si cerca di nascondere da anni è che l'euro e l'austerità sono indissolubilmente legati. Ecco perché io la chiamo l'Eurosterità, l'una non va senza l'altra. Ed ecco dove penso che Tsipras commetta un errore: non si può restare nell'euro senza l'austerità».

Lei che farebbe?

«Ci vorrebbe un'uscita dalla moneta unica senza espulsione della Grecia dalla Ue. Servirebbe il ritorno di Atene alla moneta nazionale che è la sola possibilità per creare crescita e tornare competitivi».

E il debito?

«Penso a un allungamento delle scadenze o a una moratoria per qualche anno che permetta ai greci di riprendere fiato».

Vorrebbe un referendum europeo sulla moneta unica?

«Vorrei un referendum come nel Regno Unito. Come fa Londra, nell'attesa che si svolga, tratterei. Sono per un ritorno alla sovranità dei singoli Paesi. Sovranità territoriale, economica e legislativa. Se la Ue accetta, bene. Se non accetta, proporrei l'uscita».

Il presidente della Commissione Juncker dice che vuole trovare una soluzione. Lui è diventato il buono e la cancelliera Merkel resta la cattiva?

«Tutti cercano solo di superare l' impasse . Sono bloccati perché sanno che se la Grecia uscisse dall'euro si rischierebbe di provare che si sta meglio senza l'euro».

Hollande sempre al fianco della Merkel in queste trattative. Protagonista o vassallo?

«Vassallo, ovvio. Dipende dai giorni: una volta vassallo di Washington, un'altra di Bruxelles e un'altra di Berlino. Una specie di sottoprefetto permanente. Che riceve ordini, che non ha alcuna capacità di iniziativa, nessuna visione. Non ha nozione degli interessi della Francia».

E il nostro premier Renzi. Perché non siede al tavolo?

«Credo che dipenda dal fatto che i leader europei pensino che l'Italia non sia stata una buona allieva dei piani di austerità. Sono convinti che sia il prossimo Paese che provocherà problemi. Perciò sarebbe paradossale metterlo attorno al tavolo. Ma tutto ciò è antidemocratico, non ha alcun senso».

Anche Sarkozy dice che serve un compromesso. È la destra responsabile contro la destra irresponsabile come la vostra?

«È lui che è irresponsabile. È lui che ha imposto i trattati sul Budget dell'Unione, è lui che impedì ai greci di svolgere il referendum nel 2011 per pronunciarsi sul proprio futuro. Sarkozy è dietro ai golpe ai danni di due governi, quello greco e quello italiano, che lui ha contribuito a rimpiazzare con esecutivi guidati da tecnocrati».

Un sondaggio dice che i francesi preferiscono la Merkel a Hollande. Come lo spiega?

«Credo che i francesi la pensino come me. Sono totalmente in disaccordo con la politica della Merkel ma capiscono una cosa: che la Cancelliera difende gli interessi della Germania. In ogni circostanza».

Il primo ministro francese Manuel Valls è l'uomo della linea dura su sicurezza e immigrazione. Comincia a parlare come voi. Siete compiaciuta?

«Dice le stesse cose che diciamo noi per impedirci di farle. Usa formule choc, parla di islamo-fascismo, di scontro di civiltà, ma solo per far credere ai francesi di aver fatto qualcosa. Sono parole. Poi vara misurette ridicole come il sito contro il jihadismo o la giornata della laicità. Come se questo servisse a contrastare i fondamentalisti...».

L'Ungheria sta costruendo un muro anti-immigrati. Fareste lo stesso a Calais?

«Credo che la prima cosa da fare sia mettere in atto una politica dissuasiva. Finché i nostri Paesi saranno attrattivi per i clandestini, finché i clandestini troveranno vitto, alloggio, aiuti sociali e istruzione gratuita per i loro figli, allora verranno. È una legge di mercato».

Obama vuole salvare la Grecia. Lei vorrebbe che fosse Putin a salvarla?

«Obama vuole salvare la Grecia perché vuole salvare l'euro. E vuole salvare l'euro perché è un elemento di debolezza dell'Europa. Insomma difende i suoi interessi».

Consiglierebbe a Tsipras di chiedere aiuto a Putin?

«Tsipras fa quello che vuole, i Paesi sono sovrani. Se vuole chiudere un accordo strategico con la Russia di Putin può farlo, se il popolo greco è d'accordo. Noi abbiamo commesso un enorme errore con la Russia, conducendo una guerra fredda insensata con un partner strategico naturale. L'abbiamo spinta nelle braccia della Cina e dei Brics».

I pronostici dicono che Marine Le Pen arriverà al ballottaggio per le presidenziali del 2017. Ma con suo padre Jean-Marie, fondatore del FN, è in corso una guerra familiare e politica. Come procede?

«Quello che accade tra padre e figlia non deve influenzare la vita di un movimento. Noi siamo due dirigenti politici chiaramente in conflitto. E lui non è più solo in conflitto con me ma con l'intero partito, a cui cerca di nuocere in tutti i modi. È una fine di carriera deprecabile. Ma è colpa sua».

Crede che da parte di suo padre ci sia una forma di gelosia politica?

«Sì, non vedo altra spiegazione. Quando si è creato e diretto un movimento per quarant'anni e si vede il proprio successore migliorare in maniera evidente i risultati, si dovrebbe essere contenti. E invece lui non ha fatto altro che denigrare e contrastare la strategia che ho messo in atto io. Sì, è una forma di gelosia».

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