Buoni pasto agli immigrati usati per pagare le prostitute

A Padova i voucher per fare la spesa si sono trasformati in "contanti" per saldare le prestazioni delle lucciole. La Prefettura manteneva, a sua insaputa, un giro di sesso a pagamento

Buoni pasto agli immigrati usati per pagare le prostitute

La prefettura di Padova gestiva un bordello e lo finanziava pure. Naturalmente senza neanche lontanamente immaginare che i buoni di 2 euro e mezzo al giorno distribuiti ai profughi potessero trasformare alcune ospiti donne del centro di accoglienza in prostitute e diversi maschi provenienti dai posti più devastati del pianeta in clienti. Il sovraffollamento, la povertà e gli istinti naturali si sono rivelati ingredienti capaci di scatenare una miscela esplosiva di degrado e di malaffare che una struttura di emergenza autorizzata dal ministero dell'Interno non poteva tollerare.

Succede che nella tendopoli del centro di accoglienza allestito all'ex caserma Prandina, sei nigeriane capiscono che il mestiere più antico del mondo potrebbe garantire degli introiti extra, preziosi per tirare avanti e, magari, per facilitare il viaggio verso la meta del nord Europa più ambita. La promiscuità dei 320 profughi ammassati in questa struttura alimenta il desiderio e scatena l'iniziativa imprenditoriale. Tutti sanno, uomini e donne, che se vengono scoperti nel mercimonio del corpo, finisce male. Per questo aspettano che gli operatori della cooperativa distribuiscano i buoni spesa, approfittano del momento di scarsa vigilanza e procedono nella conclusione dell'affare.

Appena due euro e mezzo per avviare l'impresa sembrano un insulto al buon senso ma danno l'idea delle condizioni di vita di queste persone. Tra l'altro pare che anche alcune donne sposate, con il beneplacito del marito, avessero accettato di prostituirsi per il bene, se così si può dire, della famiglia. Pochi spiccioli per dare una chance al futuro dei figli piccoli. E chissà che futuro. Certo, dalle coste siciliane arrivano pullman di migranti a getto continuo, impossibile gestire un esodo di tali dimensioni. Figurarsi se l'impiego dei voucher per la prostituzione poteva essere considerato un problema: a nessun operatore, a nessun funzionario della prefettura poteva passare per l'anticamere del cervello che l'ex Prandina si trasformasse davvero in un bordello low cost.

La storia è venuta fuori, rivela Il Mattino di Padova , perché alcuni operatori si sono accorti che diversi profughi rimanevano senza soldi poco dopo aver ricevuto il buono spesa. E dove diavolo avrebbero mai potuto spenderlo? Qualche delazione all'interno del campo ha permesso di scoprire che sei nigeriane avevano organizzato un piccolo market del sesso, con una clientela sempre più numerosa. I due euro e mezzo giornalieri vengono distribuiti una volta a settimana e dal momento che cibo e vestiti sono consegnati a parte, diversi uomini hanno pensato di impiegare il «tesoretto» per soddisfare le proprie voglie.

Le imprenditrici del sesso, una volta scoperte, sono state subito trasferite in altre strutture della provincia ma non si può certo dire che il problema sia stato risolto. Al di là del fenomeno in sè, è evidente che i gestori delle strutture di accoglienza temono le gravidanze indesiderate, al punto che i più pratici avevano pensato di distribuire anche preservativi. Ovviamente compresi nel prezzo del voucher. Ipotesi al momento scartata, forse per evitare di incentivare, anziché reprimere, la prostituzione più disperata del mondo.

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