Calano i contagi e crescono i guariti. "Si vede la discesa. Massima cautela"

I nuovi positivi sono 880, dato più basso dal 10 marzo. "Ma manteniamo il contenimento"

In un martedì in cui la strada verso la discesa dei contagi diventa più agevole e anche nella rituale conferenza delle 18 si spendono sorrisi non sbianchettati dalla mascherina, è fondamentale non illudere le persone su un imminente tana libera tutti. L'incarico di fare la cassandra di giornata se lo prende il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus Domenico Arcuri, che in una conferenza stampa mattutina mette in guardia tutti dalle «illusioni emotive», dai «pericolosi miraggi». «Non siamo a pochi passi dall'uscita dall'emergenza, basterà un battito di ciglio per tornare indietro». E quindi «siamo all'inizio di una lunga fase di transizione. Sarebbe imperdonabile non perseverare rendendo quindi inutili i sacrifici fatti da tutti». Soprattutto ora che si avverte aria di primavera, di gite fuori porta. «È fondamentale - avverte Arcuri - nel periodo pasquale continuare a rispettare rigorosamente le misure di distanziamento sociale. Non commettiamo errori nei prossimi giorni, saranno giornate fondamentali. Bisogna chiedersi cosa accadrebbe se sbagliassimo le mosse di uscita dalla fase 1».

Poi, nel pomeriggio, i dati. Positivi. O meglio meno negativi di qualche giorno fa. Li sciorina come sempre il capo della Protezione civile Angelo Borrelli. Il numero dei nuovi contagi è di 3039, meno della metà dei 6557 che fu la crescita maggiore lo scorso 21 marzo. I contagi attivi sono 94.067, solo 880 in più rispetto a lunedì, e il numero di contagi totali tocca quota 135.640. I morti crescono: 604 in più, che portano il totale a 17.127. Cifre di fonte alle quali bisogna tacere rispettosi, perché come ricorda Arcuri «la cruda realtà è più forte dei numeri e delle simulazioni, nessun algoritmo, nessuna tendenza può cancellare il dolore per la perdita di vite umane, sappiamo che il numero di vittime continuerà a crescere». I guariti crescono di 1555 unità (secondo dato più alto dopo i 1590 del 30 marzo) e portano il totale a 24.392. Altra buona notizia la diminuzione dei malati in terapia intensiva, che scendono di 106 unità e ci allontanano dal baratro. Il totale è di 3792. Dati ancora più importanti in considerazione del fatto che crescono i tamponi (ieri 33mila in più). «Credo che il nostro Paese sia tra quelli al mondo che ha fatto più tamponi, forse quello che ne ha fatti di più», dice Borrelli. Non è così, siamo terzi dopo Usa e Germania.

La Lombardia resta in testa per numero di casi, 28.343 rispetto ai 13.048 dell'Emilia-Romagna e ai 10.704 del Piemonte. Ma anche in Lombardia i dati sono incoraggianti: 791 nuovi contagi, 282 decessi invece che i 297 del giorno prima. Calano anche i ricoverati in ospedale (-81) e quelli in terapia intensiva (-38).

Si respira un'aria nuova. Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, la sintetizza così: «Siamo cauti ma la curva tende a scendere ed è un primo sospiro di sollievo. La situazione sembra migliorare come del resto avevano previsto i nostri modelli matematici, che prevedevano una riduzione del parametro R0. Teniamo sempre a mente che questo virus rimarrà nella popolazione anche se calano i casi, non arriveremo a zero».

Fa sorridere anche la previsione dell'Istituto per le misurazioni e la valutazione della salute dell'università di Washington, secondo cui il numero di decessi in Europa a causa della prima ondata della pandemia saranno 151.680. Italia e Spagna avrebbero già superato il picco dei decessi, mentre in altri paesi il peggio dovrebbe ancora arrivare: la Gran Bretagna avrà il picco il 17 aprile e andrà in grave carenza di posti di terapia intensiva. E anche Germania e Francia non sorridono. E forse non saremo più noi gli appestati d'Europa. Magra consolazione.

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