Calcio d'inizio per le donne saudite

Via al primo campionato femminile: obbligo di velo e pantaloni lunghi

Calcio d'inizio per le donne saudite

La storia, ha volte, si scrive a colpi di pedate a un pallone. Anche se chi gioca lo fa indossando il velo e i pantaloni lunghi, non certo un abbigliamento da Champions League. Ma la nascita di un campionato di calcio femminile in Arabia Saudita non può che essere salutata come un piccolo-grande passo avanti nell'accidentato percorso di conquista di spazi di libertà per le donne in uno dei Paesi più oscurantisti del mondo islamico.

Il torneo partirà il prossimo 22 novembre e si chiamerà Saudi Women's Football League. Vi parteciperanno sedici squadre, divise in tre gruppi regionali, due composti da sei squadre (il girone occidentale di Jeddah e quello centrale della capitale Riad) e uno da sole quattro squadre, quello orientale di Dammam. Le squadre vincitrici dei gironi si sfideranno nelle finali a eliminazione diretta che si svolgeranno nel 2022 a Jeddah. Non si tratta del primo torneo in assoluto, lo scorso anno si è già disputata la Women's Community League, vinta dalla Challenge SC, ma quello che si apre tra poco più di una settimana è il primo vero campionato nazionale. Un evento che il presidente della federazione nazionale di calcio saudita, Yasser Almisehal, celebra come «un momento importante» per tutto il movimento calcistico nazionale. La novità è frutto di un piano di sviluppo del calcio femminile in Arabia Saudita fortemente voluto dalla Fifa, il cui presidente Gianni Infantino si recò a Riad nel gennaio scorso per promuovere la causa e incontrare il principe ereditario Mohammed bin-Salman. È solo dal 2017 che l'Arabia Saudita ha aperto uno spiraglio alla partecipazione delle donne alla vita calcistica nazionale, dapprima consentendo loro di assistere alle partite maschili allo stadio e poi incoraggiandole a scendere in campo loro stesse. Naturalmente non si tratta tanto di implementare i diritti civili in un Paese che notoriamente non li ha particolarmente a cuore, quanto di migliorare l'immagine dell'Arabia Saudita agli occhi del mondo per beneficiarne in altri e più strategici settori: si sa infatti quanto lo sport possa diventare uno strumento importante di diplomazia.

Le calciatrici saudite più brave potranno anche rappresentare il Paese nella neonata nazionale, che lo scorso 2 novembre ha disputato il primo allenamento alla guida della commissaria tecnica Monica Staab, tedesca. Che tra i suoi compiti avrà anche la formazione di aspiranti allenatrici. L'esordio delle «figlie del deserto» è previsto per il prossimo febbraio contro le Maldive. Naturalmente all'inizio il bacino nel quale la Staab potrà pescare per selezionare la trentina di calciatrici destinate a vestire la maglia verde smeraldo sarà piuttosto limitato: appena 700 tesserate, «tutte donne che studiano o lavorano, praticano lo sport per passione ed enormi sacrifici», dice la tedesca. Ma l'obiettivo nel giro di pochi anni è quello di portare il movimento calcistico femminile saudito al livello di quello maschile: la nazionale dell'Arabia Saudita è infatti la terza asiatica per numero di partecipazioni ai Mondiali dopo Corea del Sud e Giappone.

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