Il calcio inglese boicotta i social. Protesta contro il razzismo

Un'iniziativa senza precedenti. Per dire no al razzismo sui social network

Il calcio inglese boicotta i social. Protesta contro il razzismo

Un'iniziativa senza precedenti. Per dire no al razzismo sui social network. Il mondo del calcio professionistico inglese si unirà per la prima volta in un boicottaggio dei social media della durata di quattro giorni. L'obiettivo è protestare contro i continui abusi e insulti razzisti rivolti ai giocatori. Si parte alle 3 del pomeriggio (le 16 in Italia) del 30 aprile e si andrà avanti fino alla mezzanotte di lunedì 3 maggio (l'una del mattino del 4 maggio in Italia).

La mobilitazione è stata decisa dopo che sono finiti nel mirino giocatori del Liverpool come Trent Alexander-Arnold, Naby Keïta e Sadio Mané in seguito alla sconfitta del Real Madrid durante una partita a inizio aprile. Ad aver denunciato pubblicamente gli attacchi subiti, più di recente, è stato il difensore dell'Aston Villa Tyrone Mings che ha pubblicato su Twitter l'immagine di un messaggio razzista ricevito da un utente di Instagram.

Probabilmente a contribuire a una nuova consapevolezza è l'onda del movimento Black Lives Matter arrivata dagli Stati Uniti e che la scorsa settimana ha registrato una vittoria simbolica e per certi versi storica con la condanna del poliziotto Derek Chauvin per l'omicidio di George Floyd, l'uomo divenuto simbolo dei soprusi che la comunità di colore è spesso costretta a subire, negli Stati Uniti e non solo, anche per mano delle forze dell'ordine. Quest'anno proprio in Gran Bretagna si è aperta una polemica sul razzismo nel Paese e nei media dopo che il principe Harry, nipote di Elisabetta II e primogenito del futuro re Carlo e della defunta principessa Diana, insieme alla moglie Meghan, che è figlia di un'afroamericana e dunque birazziale, hanno denunciato un clima razzista all'interno della Casa reale additando, senza fare il nome, un membro della Famiglia.