Arriva il primo licenziamento di peso nella seconda amministrazione di Donald Trump. Il presidente americano ha silurato via Truth la segretaria per la Sicurezza Interna Kristi Noem, finita nelle ultime settimane nella bufera per la sua condotta, dai resoconti contrastanti sugli incidenti mortali che hanno coinvolto agenti federali dell'immigrazione a Minneapolis, alla presunta relazione sentimentale con il suo consigliere capo. E poi ci sono state le sue risposte durante due audizioni in Congresso questa settimana che hanno scatenato l'ira del comandante in capo, in particolare quando Noem ha affermato che il presidente era a conoscenza di una costosa campagna pubblicitaria del Dhs che la vedeva protagonista, fatto da lui negato. Infine, la ministra è stata criticata per aver colto di sorpresa la Casa Bianca con la decisione di sospendere il programma Tsa Pre-Check durante l'attuale periodo di sospensione dei finanziamenti al suo dipartimento, una decisione che è stata poi costretta a revocare nel giro di poche ore. Nel post, il tycoon ha annunciato anche il successore, "l'illustre senatore Markwayne Mullin del Grande Stato dell'Oklahoma, che diventerà segretario per la Sicurezza Interna a partire dal 31 marzo".
La posizione di Noem, ex governatrice del South Dakota fedelissima di The Donald, in prima linea nell'attuazione della stretta sui clandestini, è peggiorata nelle ultime ore, quando i media hanno riferito che Trump era infuriato con lei e "stava considerando di licenziarla". Ora a traballare è la poltrona di un'altra stretta alleata del presidente, la ministra della Giustizia Pam Bondi, chiamata a testimoniare dalla commissione di vigilanza della Camera sul caso di Jeffrey Epstein, che fa tremare il governo in vista delle elezioni di Midterm, con il rischio che Trump paghi un prezzo per la gestione di uno dei più grandi scandali degli ultimi vent'anni negli Stati Uniti. La base Maga non gli ha mai perdonato di non aver pubblicato subito i milioni di pagine sul finanziere pedofilo, come promesso da lui e Bondi in campagna elettorale, ed è stata proprio una deputata repubblicana, Nancy Mace, a presentare la mozione per convocare l'attorney general. Il dipartimento di giustizia è stato accusato non solo di mancanza di trasparenza ma anche di aver censurato appositamente i riferimenti al presidente.
Trump, intanto, rivolge l'attenzione ad un altro fronte estero, mentre continua l'attacco all'Iran, oggi alla prima settimana. "Anche Cuba cadrà", ha detto a Politico: "Abbiamo tagliato tutto il petrolio, tutto il denaro, tutto ciò che arrivava dal Venezuela, che era l'unica fonte. E loro vogliono fare un accordo". Dalla Casa Bianca, il tycoon ha aggiunto: "Sarà solo una questione di tempo prima che potremo tutti tornare a Cuba". Alla domanda se gli Usa stiano giocando un ruolo nella caduta del governo dell'Avana, lui ha risposto: "Beh, che dici? Per 50 anni, questa è stata la ciliegina sulla torta. Il Venezuela sta andando alla grande. Delcy Rodríguez sta facendo un lavoro fantastico.
Il rapporto con loro è ottimo". Mentre sul fronte della guerra in Ucraina, il tycoon ha avvisato Volodymyr Zelensky che "deve raggiungere un accordo": a suo parere, ora è il leader di Kiev l'ostacolo ad un'intesa, poiché Vladimir Putin è "pronto".