La guerra lo ha reso, suo malgrado, il cardinale del momento. Lui è Dominique Mathieu, francescano conventuale belga spedito a Teheran nel 2021 da Bergoglio, che tre anni più tardi lo ha anche voluto nel sacro collegio. Da domenica ha lasciato la sua difficile arcidiocesi ed è atterrato a Roma assieme al personale dell'ambasciata italiana in Iran, chiusa per l'intensificarsi dei raid e che ospita al suo interno la cattedrale.
La partenza di Mathieu da Teheran sta facendo discutere da giorni tra le mura dei sacri palazzi. Non tutti, infatti, approvano questa decisione che priva la comunità cattolica dell'unico membro del clero latino presente nel Paese e quindi di un punto di riferimento fondamentale per una comunità che ha una presenza storica nel Paese e che conta circa 22mila praticanti.
Nel suo solo messaggio dopo l'arrivo a Roma, Mathieu ha spiegato di essere partito "non senza rammarico e dolore per i nostri fratelli e sorelle in Iran" e di averlo fatto "nell'ambito della completa evacuazione dell'ambasciata italiana, sede dell'arcidiocesi". Prelati e osservatori critici, oltre a tirare in ballo il rosso del cardinalato usque ad effusionem sanguinis (fino all'effusione del sangue), evocano i precedenti di quei vescovi che hanno scelto di rimanere sotto le bombe. Si fa l'esempio, tra gli altri, dell'allora nunzio in Iraq Fernando Filoni, che durante l'invasione del 2003 fu uno dei pochissimi diplomatici a rimanere a Baghdad e da lì trasmise gli appelli di Giovanni Paolo II a Saddam Hussein. Un caso più recente è stato quello del nunzio Mario Zenari che non abbandonò Damasco nel corso del conflitto siriano.
In Iran la nunziatura è vacante da fine gennaio, a seguito del trasferimento di monsignor Andrzej Józwowicz nello Sri Lanka. Così Mathieu era l'ultimo vescovo di rito latino in Iran e l'unico che ha vissuto sulla propria pelle queste settimane di guerra. Fino a domenica, quando è stato evacuato insieme all'incaricato d'affari della nunziatura. Una decisione che, si apprende dalla Farnesina, è maturata dopo una consultazione continua con l'ambasciata d'Italia a Teheran e con il rappresentante della nunziatura ancora in servizio. Per convincere Mathieu, secondo il giornalista britannico Niwa Limbu che ha consultato fonti vicine al cardinale, sarebbe stato decisivo il favore del Papa a questa soluzione.
E ieri Leone XIV ha ricevuto Mathieu in un'udienza privata di cui non sono noti i contenuti ma che sarà stata dominata senz'altro dalla situazione iraniana.
Ora il presule belga rimarrà a Roma dove ha già vissuto anni fa svolgendo attività pastorale nel carcere di Regina Coeli. E sull'Iran ha scelto il silenzio perché punta a ritornare non appena le condizioni lo permetteranno.