Carlo, il re democratico. Da sovrano aprirà i palazzi reali al pubblico

L'erede al trono pensa a far cassa e renderà visitabili le principali residenze di famiglia

Carlo, il re democratico. Da sovrano aprirà i palazzi reali al pubblico

Re Carlo III svolta e prepara la monarchia democratica. Elisabetta è ancora regina ma suo figlio studia da sovrano e ha capito che il tempo delle fiabe si è ormai concluso, il regno non può continuare a vivere sull'isola dorata, principi, principesse, i personaggi e interpreti di quell'altro mondo non vivono più a corte ma in mezzo alla gente e dunque è opportuno che il popolo conosca dove e come vivano a Buckhingham e negli altri siti della casa reale.

Carlo, già battezzato King Charles, come riporta il Sunday Times, si è reso conto che i sudditi sono soprattutto contribuenti, hanno tirato fuori dalle tasche 38,3 milioni di sterline, in aumento di cinquecentomila sterline rispetto al nel duemila e diciannove, la pandemia ha provocato una crisi economica pesante e allora perché non aprire le porte di tutte le dimore della regina e del principe?

Già nel 1993 Elisabetta chiese ai sudditi di versare 37 milioni di sterline per coprire parte delle spese per la restaurazione di un pezzo di castello di Windsor bruciato da un incendio, ora non ci sono agli atti nuovi accidenti per cause naturali ma si deve fare cassa e le visite ai palazzi reali sono una tappa esclusiva che soltanto l'Inghilterra e la famiglia Windsor possono offrire. Buckingham va ristrutturato, i costi di manutenzione e preventivo ammontano a 369 milioni di sterline.

Finora il palazzo è aperto al pubblico nel periodo estivo, da luglio a ottobre quando la regina si trasferisce a Balmoral, mezzo milione di visitatori hanno accesso ogni anno ad alcune sale ma ne restano 775 e Carlo intende renderle praticabili tutte, la sala centrale che porta al balcone dal quale si affaccia la famiglia per l'osanna del popolo, la sala da pranzo cinese con il caminetto dorato che la regina Vittoria volle portarsi appresso dalla sua residenza di Brighton e poi la piscina, i bagni, le sale che offrono opere meravigliose di pittori e scultori, i giardini. Così Balmoral, così Sandringham, così Clarence House, non è ancora chiaro che cosa King Charles voglia fare del castello di Windsor al quale lo legano ricordi dolci, il matrimonio con Camilla ma anche ultime ore tristi con la morte di suo padre Filippo. Carlo non ha mai amato la dimora perché lo disturbano gli aerei che passano sulle torri puntando verso le piste di Heathrow ma si può sempre optare per altre case e parchi che non hanno limiti di spazio.

La monarchia vuol fare cassa e il principe ereditario si porta avanti con il lavoro. Elisabetta, sua madre, è stata messa al corrente del progetto economico immobiliare, nel duemila e ventidue verrà festeggiato il giubileo di platino per i settant'anni di regno. Ci sarà la folla di sempre, non più lontana dalle case delle fiabe ma con la valigia piena di souvenir, fotografie sul posto, memorabilia e perché no qualche selfie con i membri della royal family, sarà possibile entrare nel regno, dovunque, visitare le stanze da letto o quelle dove i sovrani hanno trascorso i loro momenti decisivi per il Paese, accomodarsi su qualche divano ma evitare assolutamente una poltrona nel castello di Balmoral: quella esclusiva, di tessuto floreale celeste, sulla quale pose le sue terga la regina Vittoria. Dopo di lei, qualunque ospite della dimora è sottoposto al Balmoral test, se sbaglia un dettaglio, un abito, un inchino e osa profumarsi per andare a caccia e si azzarda a sedersi su quel trono di stoffa, allora viene deriso e messo in minoranza. È capitato a Margaret Thatcher.

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