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Cartabia, è scoglio Senato. Torna l'ombra della fiducia

La Lega: "Il vero cambiamento con i referendum". E con Iv promette battaglia a Palazzo Madama

Cartabia, è scoglio Senato. Torna l'ombra della fiducia

«La strada del vero cambiamento passa dai referendum». Giulia Bongiorno ripete la frase come un mantra e così dimostra che la riforma dell'ordinamento giudiziario e del Csm approvata dalla Camera non soddisfa la Lega. Ieri il leader Matteo Salvini ha incontrato la ministra della Giustizia Marta Cartabia (che poi ha incontrato anche i capigruppo di maggioranza col ministro D'Incà) e con lei ha parlato anche della riforma del Csm. «Delle modifiche annunciate dalla Lega - spiega - se ne sta occupando la senatrice Bongiorno, sempre sulla linea di quanto previsto dai referendum e sempre con spirito migliorativo».

Per la responsabile giustizia del partito il testo non incide sui nodi cruciali. «La riforma non può essere un'occasione mancata, perché così com'è non è abbastanza incisiva», spiega la Bongiorno al Giornale. Quanti e quali emendamenti saranno presentati si vedrà, ma il leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia, avverte: «Trovo grave, anzi insopportabile, che si metta il bavaglio a una delle due aule. Alla Camera il dibattito si è esaurito dopo quasi 2 anni, al Senato non sarebbe concesso nemmeno di diritto di parola, se fosse imposto il voto di fiducia».

È chiaro che il secondo round a Palazzo Madama la prossima settimana sarà denso di ostacoli. E potrebbe naufragare il tentativo del governo di un rapido passaggio per approvare la legge in tempo per il rinnovo del Csm di luglio. A Montecitorio si è cercato di coinvolgere i senatori di maggioranza per evitare modifiche nel secondo passaggio, ma Lega e Italia viva hanno puntato i piedi, ricordando che esiste il bicameralismo.

Mentre il Carroccio ha comunque rispettato l'accordo di maggioranza al voto finale, Iv a Montecitorio si è astenuta e preannuncia battaglia a Palazzo Madama. Di fronte allo sbarramento di parte della maggioranza e delle opposizioni, Fratelli d'Italia in testa, il governo potrebbe mettere la fiducia.

Nella prima e faticosa parte della trattativa, alla Camera, Iv ha usato toni più duri della Lega, per bocca di Cosimo Ferri. Al Senato è Giuseppe Luigi Cucca, vicepresidente dei renziani, a ribadire che dopo il caso Palamara, «la riforma Cartabia è solo un pannicello caldo». Iv vuole «una riforma radicale» e considera punti più «scottanti» l'elezione dei membri del Csm e la responsabilità civile dei magistrati. «Qui, si esulta per la montagna che partorisce un topolino», dice Cucca. Per la Lega, che ha dovuto rinunciare con Forza Italia al sorteggio temperato nelle elezioni dei togati del Csm, il dibattito in Senato serve anche a rilanciare l'appuntamento referendario del 12 giugno. Più convinta l'adesione alla riforma degli azzurri e per il vicepresidente Antonio Tajani il testo approvato va «nella giusta direzione» su separazione delle funzioni e porte girevoli, anche se è «frutto ovviamente di un compromesso». Ma aggiunge: «Se poi ci saranno dei risultati positivi al referendum, allora veramente si concluderà la stagione della riforma della giustizia nella versione che garantisce i cittadini e non colpisce il ruolo dei magistrati».

I 5 quesiti proposti da Lega e Radicali cambierebbero il sistema giudiziario in modo più profondo. Ma c'è l'ostacolo del quorum e continua la battaglia per ottenere dal governo due giorni di voto invece di uno solo e consentire così la più ampia partecipazione possibile. Anche il renziano Cucca dichiara al Giornale: «In questa riforma, chiesta a gran voce anche dal presidente Mattarella, è mancato il coraggio di scelte pure impopolari. Dai referendum verrà qualcosa di buono, ma è necessario il voto anche lunedì». Molti giuristi e politici hanno fatto la stessa richiesta, ma da Palazzo Chigi non arrivano segnali di inversione di rotta.

Per supportare la consultazione popolare è già operativo il Comitato per i SÌ, con l'ex procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio presidente, il giurista Bartolomeo Romano vice e poi il professor Giovanni Guzzetta e gli avvocati Andrea Pruiti Ciarello e Gippy Rubinetti. L'associazione ha un sito, pagine Facebook e Twitter e sollecita adesioni online. Per Romano, «le toghe hanno più paura dei referendum che della riforma Cartabia». L'Anm, che ha bocciato la riforma, sabato deciderà se arrivare ad uno sciopero, mai più visto dai tempi berlusconiani.

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