Il caso Saman, l'islam e il silenzio colpevole della sinistra

Salvini e Meloni contro il silenzio di progressisti, femministe e radical chic. L'accusa di Ricolfi: "La sinistra ha un occhio di riguardo per l'islam". Così alcune vittime diventano di serie B

Il caso Saman, l'islam e il silenzio colpevole della sinistra

La scorsa settimana a Montecitorio Lia Quartapelle, capogruppo piddì in commissione Esteri, ha presentato un'interrogazione al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, per sapere "quali urgenti iniziative politiche e diplomatiche intende assumere" per "richiedere alle autorità pachistane il massimo impegno nelle indagini in corso sulla scomparsa di Saman Abbas". L'impegno dei dem, di solito sempre in prima linea nei talk show e sui giornali a difendere le donne vittime di soprusi, si esaurisce qui. Nessuno tra gli uomini (e le donne) di Enrico Letta si sta spendendo pubblicamente per denunciare la scomparsa e il presunto omicidio della ragazza che si è ribellata al matrimonio combinato impostole dai familiari. Secondo il sociologo Luca Ricolfi, le ragioni di questo silenzio (colpevole) vanno ricercate nell'"occhio di riguardo" che solitamente i progressisti riservano all'islam. "La sinistra - si legge in una interessante intervista alla Nazione - teme che i lati più imbarazzanti di quella cultura, e in particolare il suo modo di trattare la donna, compromettano il progetto politico di diventare i rappresentanti elettorali di quel mondo, grazie all'allargamento del diritto di voto agli immigrati".

La prima svolta nelle indagini sulla scomparsa di Saman si è avuta ieri quando la polizia francese ha arrestato a Nimes Ikram Ijaz, cugino della 18enne, con le accuse di omicidio e di occultamento del cadavere. Non è l'unico familiare che gli inquirenti stanno braccando. Tra gli indagati ci sono anche i genitori e lo zio che però in questo momento sarebbero fuggiti in Pakistan. Un video del 29 aprile ha immortalato tre di loro mentre trasportavano due pale, un secchio con un sacco azzurro, un piede di porco e uno strumento di lavoro che gli investigatori non sono ancora riusciti a identificare. Stando a quella ripresa, i tre uomini si sarebbero diretti nei campi, che si trovano dietro l'abitazione della famiglia Abbas, e avrebbero fatto rientro a casa quasi tre ore dopo. Cosa è successo in quel lasso di tempo? Ma soprattutto: che fine ha fatto Saman? È ancora viva? Il suo caso ricorda da vicino quello di altre ragazze ammazzate dal fondamentalismo, di genitori che in nome del Corano si oppongono a stili di vita che vengono giudicati "troppo occidentali". A Saman, secondo gli inquirenti, sarebbe costato caro proprio il rifiuto alle nozze combinate dalla famiglia.

Non appena la notizia ha iniziato a girare, il centrodestra è sceso in campo e il caso ha assunto subito un'eco nazionale. Solo il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle se ne sono tenuti alla larga. "Le violenze, le minacce e le discriminazioni contro ogni donna dovrebbero essere condannate da tutti, senza se e senza ma, sempre", ha fatto notare Matteo Salvini. "Purtroppo mi pare che il destino di Saman non desti grande interesse a sinistra e tra gli indignati di professione". Anche Giorgia Meloni si è detta stupita del "silenzio di buonisti, femministe e radical chic davanti l'ennesimo caso di cancellazione della dignità umana in nome del fanatismo religioso".

A indagare i motivi di questo disinteresse ci ha provato Ricolfi nell'intervista alla Nazione. A suo dire la cautela dei dem potrebbe essere dettata dai contorni ancora fumosi del caso o, come è più probabile, da una storica ritrosia a denunciare i crimini e i soprusi del fondamentalismo islamico. Il sociologo teme, infatti, che, "anche se vi fosse la certezza che è stata uccisa dai familiari, un velo pietoso verrebbe steso sulla vicenda, meno interessante di quella di qualche aspirante attrice molestata da registi o produttori". È proprio in nome del politicamente corretto che i progressisti garantiscono sempre "una protezione speciale a una serie di presunte minoranze" tra cui, appunto, i musulmani. In questo modo però, secondo Ricolfi, "si viene a instaurare una sorta di presunzione di innocenza, o di responsabilità attenuata, per chiunque commetta reati ma abbia il vantaggio di far parte di una categoria protetta. Con tanti saluti al principio per cui dovremmo essere giudicati per quel che facciamo, non per quello che siamo".

L'analisi di Ricolfi è molto attenta e descrive bene la deriva che stanno prendendo le campagne del politicamente corretto e i pericoli insiti nell'ideologia progressista che ormai da anni protegge a prescindere gli islamici che vivono nel nostro Paese. Il compito della procura di Reggio Emilia è indagare e spiegare cosa è successo alla 18enne di Novellara. Il compito della politica (anche della sinistra) è, invece, fare in modo che certi crimini non succedano più: sia garantendo maggiore sicurezza nelle nostre città sia denunciando apertamente una cultura che non ci appartiene. A cosa serve indignarsi per un programma "sessista", se poi non si ha il coraggio di combattere certi comportamenti criminali che vengono quotidianamente perpetrati in certe comunità e che troppo spesso non vengono nemmeno alla luce. Perché, per una Saman che si ribella e che paga con la vita questa emancipazione, ce ne sono tantissime che non hanno la forza di farlo e che si sottomettono in silenzio ai diktat della propria famiglia e della propria religione.

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