Chiude il centro di accoglienza e ora i rom tornano nei campi abusivi

Oltre la metà degli ospiti dimessi si trova a spasso per la città, molti dei quali nell’adiacente baraccopoli improvvisata. Sardone: "Sprecati 2 milioni di euro"

Chiude il centro di accoglienza e ora i rom tornano nei campi abusivi

"Una situazione abusiva che per noi non ha senso di esistere", aveva ammesso Pierfrancesco Majorino ad agosto 2018. Con queste parole, l'assessore comunale al Welfare di Milano promise di chiudere entro l'autunno il Cat di via Sacile-Bonfadini, il campo in cui soggiornano un centinaio di rom e sinti rimasti senza un tetto.

Il ritardo del Pd

Solo ora, però, con un ritardo di parecchi mesi, il centro è in fase di smantellamento. Ma dei 405 ospiti dimessi nel triennio 2016-2018, ben 223 non hanno concluso il percorso di inclusione che avrebbe dovuto portarli al trasferimento in centri per l’autonomia abitativa o a reperire soluzioni autonome. "In pratica oltre la metà (55%) degli ospiti si trova a spasso per la città - stima Silvia Sardone, consigliere regionale e comunale del Gruppo Misto - molti dei quali nell’adiacente baraccopoli improvvisata dai fuoriusciti dal Cat come ho potuto appurare in un sopralluogo che ho svolto in via Sacile la scorsa estate".

Due milioni buttati

Oltre al ritardo, quindi, la beffa. Sì, perché per questo centro nato per offrire ospitalità alle famiglie sgomberate, sono stati spesi 700mila euro l'anno, per un totale di oltre due milioni di euro. "Si tratta dell’ennesimo fallimento del Pd - conclude Sardone - considerato che per il centro in nome di quella tanto sbandierata integrazione che esiste solo nelle favole raccontate dalla sinistra".

Nel dettaglio, il Cat ha dimesso 171 persone nel 2016, di cui 51 trasferite nei centri per l’autonomia abitativa, 25 che hanno reperito soluzioni in autonomia e ben 95 che dopo l’anno e mezzo all’interno del centro di via Sacile sono fuoriuscite ritrovandosi nella stessa situazione di partenza; nel 2017, su 114 persone dimesse 23 sono state trasferite in altri centri, 44 si sono sistemate da sole e 47 sono rimaste senza casa; nel 2018, su 120 persone dimesse 23 sono state trasferite in strutture di seconda accoglienza, 16 hanno trovato soluzioni autonome e 81 non hanno completato il percorso di inclusione.

"Direi che questi numeri – continua Silvia Sardone – fotografano alla perfezione il fallimento del Cat tanto voluto dalla sinistra nel 2016, nonostante le proteste dei residenti che già dovevano fare i conti coi campi rom di via Bonfadini (quello regolare e quello abusivo) e le carovane di nomadi che ciclicamente invadono via Varsavia, via Medici del Vascello, via dei Pestagalli, oltre al mercato del rubato di viale Puglie e piazzale Cuoco: un microcosmo completamente abbandonato a se stesso da Sala e compagni, dove le leggi dello Stato italiano sono continuamente calpestate. Bene quindi la chiusura del Cat di via Sacile, ma ora il Comune non sposti il problema in altre periferie creando tanti piccoli centri come annunciato dall’amministrazione quest’estate”.

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