Puntati i binocoli sul Nuovo Mondo, a blitz americano concluso, le cancellerie del Vecchio Continente ieri hanno rincorso le notizie sul Venezuela. Tra attendismo e cautela, è parso subito chiaro che i Paesi europei, membri dell'Alleanza atlantica, abbiano subìto ore interminabili di buco informativo sulle azioni Usa; tanto che perfino il premier britannico Starmer si limita a dire che il Regno Unito non è stato in alcun modo coinvolto nel raid.
Più loquace, il "governo" Ue. Ma la presidente della Commissione, Von der Leyen, non fa riferimento all'operazione del Pentagono. Ursula prova a tracciare una prospettiva sugli eventi, che dall'inizio del Trump II, un anno fa, vedono Bruxelles parlar molto e pesare poco: "Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica, qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta Onu", la linea. La presidente del Parlamento Europeo Roberta ha un afflato linguistico: "Venezuela será libre. Il popolo venezuelano merita di vivere libero dopo anni di oppressione. Come ha costantemente affermato il Parlamento europeo, non consideriamo Nicolás Maduro il legittimo leader eletto del Venezuela. Le prossime ore e i prossimi giorni saranno cruciali". Si spinge più in là, l'Alto rappresentante Kallas: "Chiediamo moderazione, la sicurezza dei cittadini dell'Ue nel Paese è la nostra priorità". Ribadendo che Maduro è privo di legittimità, Bruxelles sottolinea che "in ogni circostanza i principi del diritto devono essere rispettati". Messaggio agli Usa. D'altronde, il Consiglio europeo del 15 dicembre ha prorogato di un anno le restrizioni sul Venezuela, al gennaio 2027. Sanzioni introdotte nel novembre 2017 e già accompagnate da una specifica: porre fine alla crisi spetta alle autorità del Paese. Non alla Casa Bianca o al Pentagono, insomma, niente sceriffi.
Traspare imbarazzo tra le righe per il raid. E il timore che l'azione Usa possa legittimare la Russia ad alzare l'asticella militare oltre l'Ucraina: ai Baltici o ai Nordici. Di ciò, ieri Kallas avrebbe parlato al telefono col Segretario di Stato Usa Rubio spiegando che il multilateralismo Onu è la via maestra. "L'operazione militare che ha portato alla cattura di Maduro viola il principio di non uso della forza", taglia corto il ministro degli Esteri di Parigi. Macron si rallegra per il popolo venezuelano "sbarazzatosi della dittatura" e propone González Urrutia leader per la transizione. Ma c'è pure la denuncia del Quai d'Orsay, senza citare Washington, di "crescenti violazioni della Carta Onu da parte di nazioni a cui è affidata la responsabilità di membri permanenti del Consiglio di Sicurezza"; per Parigi "avranno gravi conseguenze per la sicurezza globale senza risparmiare nessuno, e la Francia si sta preparando a questo", provando a scongiurare scenari di guerra con la deterrenza. La Spagna si offre come mediatrice "per una soluzione pacifica alla crisi". Il premier Sánchez non riconosce Maduro ma neppure un'azione Usa "che spinga la regione verso incertezza e bellicismo". Preoccupazione a Berlino. E cancelliere Merz prudente: "La classificazione giuridica dell'intervento Usa è complessa, ci prenderemo il tempo necessario per valutarlo".
Divisi, i 27, sherpa inermi sentono riecheggiare a Bruxelles le parole di Rubio del 12 novembre: "L'Ue non può stabilire cos'è diritto internazionale e certamente non può decidere come gli Usa difendono la sicurezza nazionale".