Giuseppe Conte ci crede, sogna Palazzo Chigi. Telefona a Goffredo Bettini, ideologo dei democratici e dell'asse giallorosso, incontra poi a pranzo Paolo Zampolli - come scrive Libero - l'inviato speciale di Trump, in un ristorante esclusivo della Capitale, e poi ancora vola in Sicilia, all'Assemblea regionale siciliana, per attaccare Giorgia Meloni e decretare finita l'esperienza del centrodestra a Palazzo d'Orleans nel segno della questione morale che piace al grande pubblico pentastellato e al mondo della sinistra: "Questa giunta regionale siciliana se ha dignità politica deve andare a casa".
Nell'attesa prepara il lancio della campagna promozionale del suo libro, edito da Marsilio: Una nuova primavera. Non ci sono dubbi, l'avvocato del popolo è ambizioso e crede al gran ritorno a piazza Colonna.
Per farlo ha bisogno di dare un colpo al cerchio e uno alla botta. Una strizzata d'occhio alla destra in ricordo del suo esecutivo del cambiamento con la Lega, e poi, oplà, una presa di posizione utile a ingraziarsi il centrosinistra. Atlantismo "Sì", ma un attimo dopo "Forse". Siamo pure oltre il "ma" di Walter Veltroni. Tutto e il contrario di tutto.
Certo è che l'ultima trumpata dell'alleato "Giuseppi" - con tanto di faccia a faccia con Zampolli - ha lasciato il segno dalle parti del Nazareno. Non si aspettavano arrivasse a tanto. Filippo Sensi, senatore riformista da sempre scettico sull'alleanza con Conte, è sbottato di prima mattina: "Non capisco la sorpresa per un leader di un movimento di destra che incontra l'emissario di un presidente di destra". Irrita il camaleontismo di Giuseppi: "Possiamo fidarci di uno così?" Nessun parlamentare del Pd commenta ufficialmente la notizia. Silenzio.
Il principe dei trasformisti della Terza Repubblica non convince. Perché è lo stesso che in Parlamento battaglia per la difesa dello spazio aereo e promette il taglio definitivo del Muos di Niscemi, ma appena esce dal palazzo si attovaglia con uno dei punti dei riferimenti di Trump.
C'è un Conte che esalta il suo essere progressista e piace alla sinistra: "Abbiamo un Governo che ci ha portato l'anno scorso 12 miliardi in più di spesa aggiuntiva per le armi, cioè un miliardo al mese e ha tagliato la spesa sociale, sulla sanità, la scuola, addirittura i fondi per la disabilità".
Ed è lo stesso Conte che prima nicchiava sulle primarie e ora è invece un grande sostenitore della consultazione e la vorrebbe estendere anche alla piattaforma online. Forse perché è favorito?
Pesano gli ultimi sondaggi che fotografano un quadro a suo favore nel caso di sfida con Elly Schlein e chiunque altro del campo progressista. Non è forse un caso se ieri in Transatlantico la segreteria del Pd è parsa scura in viso, rassegnata forse dall'attivismo di "Giuseppi". I democratici pensavano di istituzionalizzare e normalizzare il leader del M5S ma non riescono a contenerlo.
Gira l'Italia, l'avvocato del popolo. Ha già in programma di presentarsi in tutte le province dello Stivale. Al contempo prova ad accreditarsi fuori dai confini nazionali, dialoga con i grand commis di Stato.
La chiave del contismo è: "Io sono già stato a Palazzo Chigi. Conosco la macchina".
Nel frattempo rassicura l'alleato del Nazareno: "Servono chiarezza e fermezza per quanto riguarda le nostre basi che non possono essere offerte agli Stati Uniti che attaccano illegalmente l'Iran, neppure per supporto logistico".Eppure Zampolli dice di lui: "Giuseppe è un amico. È anche un amico del Presidente Trump, tanto che lo chiama Giuseppi". Ecco perché al Nazareno si domandano: "Qual è il vero Conte?". Forse non lo sa nemmeno lui.