Sono passati 48 anni dal giorno in cui il corpo di Aldo Moro venne ritrovato nel bagagliaio di una R4 rossa, in via Caetani, 55 giorni dopo il sanguinoso rapimento dello statista da parte delle Br. Ora il 9 maggio è diventato una data simbolo, la giornata della memoria delle vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice. Centinaia di morti, ricordati ieri nell'aula del Senato, con il presidente Ignazio La Russa a fare gli onori di casa e alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella, e del presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Tra gli interventi più toccanti quelli di Massimo Coco, figlio del procuratore generale della Corte d'appello di Genova Francesco, ammazzato 50 anni fa dalle Brigate rosse, di Susanna Occorsio, figlia di Vittorio, vittima del terrorismo di matrice neofascista appena un mese dopo Coco, e di Stefania Collavin, moglie di Cristian Rossi, ucciso nel 2016 dall'Isis nell'attentato a Dacca, in Bangladesh, con altri 8 italiani. Ma tra il ricordo commosso dei familiari e l'omaggio delle istituzioni c'è spazio per una polemica, legata alla strage di Ustica e alle sue 81 vittime. In aula, invitate, due associazioni. Quella "per la verità su Ustica", rappresentata da Giuliana Cavazza (che sul volo perse la mamma) e Gregory Alegi, e l'associazione "parenti delle vittime della strage di Ustica" con Daria Bonfietti, convinta da sempre che il Dc9 sia stato abbattuto nel corso di un'azione di guerra nei cieli italiani. "E allora che ci faceva lei alla celebrazione?", osserva con il Giornale Carlo Giovanardi, ex ministro per i rapporti con il Parlamento, che da tempo studia i documenti - ora desecretati - sulla strage.
Che cosa intende?
"Semplice, se fosse stato un missile francese in una battaglia aerea ad abbattere l'aereo, che cosa c'entrerebbe col terrorismo?"
E perché secondo lei Bonfietti era alla celebrazione?
"Forse si è finalmente convinta che è una strage di matrice terroristica, e che i responsabili sono gli stessi palestinesi degli attentati a Fiumicino del 1973 e del 1985, gli stessi dell'attentato alla Sinagoga di Roma del 1982 che costò la vita al piccolo Stefano Gay Taché. Ma mediaticamente se ne parla poco, e si accreditano ancora teorie da fantascienza come la guerra aerea".
Forse perché è passato troppo tempo, ed è tutto storicizzato?
"Però qui non stiamo parlando di una disputa storica.
Parliamo di 81 morti, di responsabili ancora da assicurare alla giustizia, di un processo penale ancora in corso, di milioni di euro di risarcimenti pubblici. Abbiamo già dato circa 70 milioni di indennizzi e ce ne sono altri 150 in ballo. Direi che è una questione ancora attualissima. E il primo punto fermo è chiarire la matrice terroristica di quella strage".