Ma chi farà ricerca per il prossimo virus?

Il dibattito sui brevetti dei vaccini in Italia è penoso ed infantile e rispecchia fedelmente tre colonne portanti della nostra cultura socio-economica: del mercato non c'importa, pacta "non" sunt servanda e non esiste un domani.

Ma chi farà ricerca per il prossimo virus?

Il dibattito sui brevetti dei vaccini in Italia è penoso ed infantile e rispecchia fedelmente tre colonne portanti della nostra cultura socio-economica: del mercato non c'importa, pacta «non» sunt servanda e non esiste un domani. Questa filosofia, che è alla base della nostra capacità/incapacità di produrre ricchezza, diventa angolare ora che stiamo per aumentare ancora il debito monstre, se non vogliamo dilapidarlo come al solito. Un anno fa i governi hanno bussato alle case farmaceutiche con la borsa piena di soldi, per spingere l'acceleratore sulla ricerca. Nessuno davvero sa cosa dicano quegli accordi. Sappiamo però che sono contratti di diritto privato, stipulati liberamente secondo le comuni leggi del mercato, al meglio delle competenze e capacità di ciascuno. In un'economia liberale gli accordi si rispettano, non per giustizia ma per convenienza. A tanti questo fatto del mercato non va proprio giù, ma devono farsene una ragione perché, per quanto imperfetto e bisognoso di vigilanza costante, è l'unico sistema che riesca a produrre la ricchezza che vogliamo consumare. Chi pensa che si possa e debba spendere senza produrre ha creato il disastro che si chiama debito pubblico. Molti di loro non ci sono più ma i loro debiti sono con noi a ricordarceli, come noi saremo ricordati dai nostri nipoti per i debiti che gli stiamo preparando. Solo che stavolta il domani potrebbe arrivare prima, in forma di un nuovo virus, e dovremo di nuovo ricorrere all'industria farmaceutica chiedendo urgentemente un nuovo vaccino. Chi sarà disponibile a farlo, per poi vedersi sfilare i brevetti? E oggi, devono continuare a fare ricerca sulle varianti? Big Pharma lavora per remunerare i suoi piccoli e grandi azionisti. Tubercolosi e malaria uccidono ogni anno 1,7 milioni di persone, eppure attirano appena lo 0,12% dei loro investimenti in ricerca, molto meno di quanto destinato ai farmaci per animali domestici, che i ricchi del pianeta comprano. Puntare l'indice sui loro profitti è ipocrita e puerile, ma c'è chi preferisce le aziende che i soldi li perdono, tipo Alitalia. Però, i Paesi meno ricchi che stanno in coda alla fila devono essere vaccinati e in fretta. Non per altruismo, ma perché se da loro il Covid continua a girare e muta poi arriva da noi e saremo da capo. I grandi statisti non l'avevano messo in conto, troppo occupati a chattare sui social. Ora l'hanno capito e devono trovare una soluzione, senza mortificare il sistema liberale e senza screditare se stessi. Soprattutto, senza segare il ramo su cui siamo seduti.

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