Guerra in Ucraina

"Chi trasporta armi sarà un bersaglio". E Kherson rischia un bis della Crimea

Mosca minaccia gli Usa. L'ipotesi di un referendum-farsa per un'altra repubblica indipendentista. Le mosse di Minsk

"Chi trasporta armi sarà un bersaglio". E Kherson rischia un bis della Crimea

Putin ci riprova, con l'obiettivo di creare una «repubblica popolare» sulla falsariga di quelle istituite nel 2014 e nel 2015 nelle province del Donetsk e del Luhansk. La Russia infatti starebbe preparando un referendum nella città portuale di Kherson, nel sud dell'Ucraina. «Il referendum è illegale e sarà comunque truccato», scrive il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba.

Il leader del Cremlino sta giocando la sua partita su più tavoli. Minaccia Washington per bocca del viceministro degli Esteri Serhei Ryabkov, che avverte che i convogli con le armi inviate in Ucraina potrebbero essere un «legittimo bersaglio» delle forze armate russe e che «il trasferimento avventato di sistemi antiaereo e anticarro porteranno a gravi conseguenze». Ma rimane anche in colloquio con Aleksandr Lukashenko per una possibile assistenza bielorussa nella guerra. La 103esima Brigata Aviotrasportata Vitebsk, fiore all'occhiello dell'esercito di Minsk, sta effettuando manovre da venerdì sera a Brest, al confine con la Polonia e ad appena 90 km da quello ucraino. Gli uomini del generale Gulevich non avrebbero in programma di unirsi a Mosca nell'invasione dell'Ucraina, e i battaglioni tattici, tutt'ora in movimento, starebbero sostituendo truppe presenti. Secondo Kiev la partecipazione bielorussa alle ostilità contro l'Ucraina è invece possibile. Scenario che fa tremare la non distante Leopoli, che si prepara per la prima volta ad affrontare il nemico. A blocchi stradali e militari per le strade si uniscono iniziative per preservare il patrimonio culturale. Migliaia di opere d'arte sono state trasferite ieri in caveau sotterranei segreti.

Nel 17° giorno di guerra l'esercito russo ha ottenuto pochi risultati sul campo. Le truppe si stanno sfilacciando, facilitando nei combattimenti l'esercito ucraino. Esplosioni sono state avvertite in mattinata nelle città di Nikolaev (sud), Dnipro e Kropyvnytskyi (centro). I cadaveri di cinque persone, tra cui due bambini, sono stati recuperati dai soccorritori tra le macerie di un edificio residenziale a Slobozhanske, poco fuori Kharkiv, in seguito a bombardamenti.

Rimane drammatica la situazione a Mariupol, dove l'arcivescovo di Kiev, Svjatoslav Sevcuk, conferma che nelle fosse comuni ci sono i corpi di quasi 1.500 civili. I bombardamenti hanno interessato anche l'area dove sorge la moschea. In uno scambio di accuse, gli ucraini sostengono che il sito, dove in quel momento si trovavano 80 persone, sia stato colpito. I russi parlano solo di attacchi nell'area.

A Vasilkov (oblast' di Kiev) otto missili hanno distrutto l'aeroporto militare e fatto esplodere un deposito di munizioni. In direzione di Polissya (Chernikiv), i russi hanno subìto perdite e si sono fermati in attesa dell'arrivo di nuove unità. Dopo l'assalto fallito di Rubizhne (nel Sud-Est), hanno invece arretrato il loro raggio d'azione di una quindicina di chilometri a Kapitolivka. In direzione di Volnovakha (a nord di Mariupol), hanno sviluppato un'offensiva, occupando solo un villaggio. Unità missilistiche e di artiglieria hanno tentato l'assalto a Nikolaev partendo da villaggio di Milove. A farne le spese ancora una volta i civili: le bombe hanno colpito l'istituto regionale di oncologia. A Zaporizhzhia sono arrivati 11 ingegneri russi dopo che la centrale nucleare è passata ufficialmente nelle mani di Mosca, mentre Chernobyl rimane ancora disconnessa dalla rete. A Melitopol migliaia di persone in piazza dopo il rapimento del sindaco Feodorov. Arrestata l'organizzatrice Olga Gaisumova.

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