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"Chiara uccisa con odio e crudeltà". I cento audio che inguaiano Sempio

Chiuse le indagini, captati i dialoghi a casa Poggi e i soliloqui di Andrea: "Lì c'era sangue quando me ne sono andato". La difesa: "Ci ha dato spiegazioni convincenti"

"Chiara uccisa con odio e crudeltà". I cento audio che inguaiano Sempio
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Andrea Sempio ha ucciso Chiara Poggi con odio e crudeltà. E Alberto Stasi deve essere scagionato. È questa la convinzione della Procura di Pavia, che ieri ha chiuso la delicatissima inchiesta sul delitto di Garlasco, dopo un anno di approfondimenti tecnici e indagini tradizionali. Dal 415bis, notificato poche ore fa al nuovo indagato, emergono i gravi indizi di colpevolezza che compongono il castello accusatorio contro l'amico del fratello della vittima. E si scopre che quel soliloquio sui video intimi e le ultime telefonate, in cui Sempio imita la voce di Chiara che gli dice "con te non parlo", non è l'unica confessione del presunto assassino, che avrebbe fatto altre ammissioni in auto da solo. Tra queste un momento in cui Sempio commenta la versione sempre sostenuta dalla difesa di Stasi sulla circostanza che quando il fidanzato scopritore arriva nella villetta di via Pascoli il sangue è secco e che avrebbe camminato sulla destra perché c'era il sangue sulla sinistra. È in quel momento che Sempio avrebbe esclamato: "Lì c'era il sangue quando me ne sono andato". Nell'avviso di conclusione delle indagini, che il procuratore capo Fabio Napoleone invierà alla procuratrice generale Francesca Nanni per la revisione insieme all'interrogatorio di Sempio del 6 maggio, sono elencate più di un centinaio di intercettazioni raccolte nel fascicolo sul delitto e altrettante carpite nel procedimento di Brescia sulla corruzione in atti giudiziari in relazione all'archiviazione di Sempio del 2017. Sono agli atti conversazioni tra la famiglia dell'indagato, ma anche dialoghi significativi captati tra le mura di casa Poggi, che riguardano Giuseppe e Rita con Marco sulla frequentazione con Sempio, nonché la strategia per osteggiare l'inchiesta di Pavia. E ancora rapporti dei giornalisti che dall'inizio di questa indagine si sono mostrati molto vicini all'indagato. Infine false accuse contro gli inquirenti e la difesa di Stasi. Dalla carte spunta l'elenco dell'enorme mole di materiale, sia cartaceo che elettronico, sequestrato ai Sempio, agli amici non indagati Roberto Freddi e Mattia Capra e perfino a Michele Bertani, l'amico suicida a cui Sempio, nel 2017, aveva dedicato tre soliloqui in auto in cui ricordava che "da 0 a 18 anni tutte le cose le abbiamo fatte insieme". Dagli hard disk sarebbero emerse ricerche fatte dall'indagato mentre era finito nella prima indagine lampo, nonché punti di contatto nei dispositivi della comitiva che hanno portato gli inquirenti a individuare il movente, legato al rifiuto a un'avance da parte del ragazzo che, dopo essersi intrufolato in casa e aver preso a pugni Chiara che si è difesa strenuamente, lasciando così il suo Dna sotto le unghie, l'avrebbe colpita con un martello almeno 12 volte, gettata in cantina, si sarebbe lavato in cucina e sarebbe tornato a guardarla morire dalle scale, quando avrebbe impresso la palmare 33 sul muro, per dileguarsi dal retro verso casa della nonna, dove si sarebbe ripulito. Il tutto tra le 9,58 e le 11,10 del 13 agosto 2007. Una scena che, secondo gli inquirenti, Sempio avrebbe continuato a rivivere nella sua mente, in quei soliloqui del 14 aprile 2025: una confessione sia sulla visione dei video intimi tra Chiara e Alberto, sia sulle telefonate del 7 e dell'8 che l'indagato aveva fatto a casa Poggi, quando aveva parlato con la sua vittima. Sempio "ha dato una spiegazione molto convincente" della "captazione ambientale", ha fatto sapere l'avvocato Liborio Cataliotti, che con la collega Angela Taccia difende il 38enne.

La difesa deve "però raccoglierne il riscontro documentale" alla versione fornita da Sempio "prima di rendere pubblica la sua versione", sottolinea, facendo riferimento al fatto che con quelle parole Sempio avrebbe commentato le notizie di un programma o un podcast. Nulla di tutto ciò, per gli investigatori, visto che all'epoca nessuno parlava di filmati hot né era noto il fatto che quei video sarebbero transitati sulla pennetta usb e poi cancellati.

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