Come la crisi del grano? Doppio shock per gli agricoltori europei dopo la guerra in Iran. Non c'è solo il pieno al distributore di benzina a togliere il sonno a cittadini e lavoratori, ma anche la spesa di zucchine e peperoni al mercato di domani. Il gas naturale è più costoso dall'inizio dell'operazione "Ruggito del leone", inoltre è la materia prima principale per la produzione di ammoniaca con cui si realizzano i fertilizzanti azotati per l'agricoltura. E i paesi del Golfo da tempo sono produttori che vendono moltissimo all'Ue. Ecco la tempesta perfetta causata dal picco di gas, dallo stretto chiuso, dalle imposte sul carbonio. Per cui gli agricoltori dell'Ue si preparano alla stagione di semina più difficile degli ultimi vent'anni.
Immediata la reazione dei prezzi globali dei fertilizzanti azotati che già sono saliti del 20 per cento e hanno toccato in pochi giorni il massimo degli ultimi tre anni, 640 euro a tonnellata, ovvero +45 per cento su base annua. Un salasso. Di questo passo il costo dell'ammoniaca potrebbe raddoppiare. Lancia l'allarme il Copa-Cogeca, la principale lobby degli agricoltori europei, secondo cui gli acquisti di fertilizzanti sono crollati fino all'80 per cento a gennaio e di quasi il 70 a febbraio. Le principali conseguenze sono incorniciate in un incubo per produttori e consumatori: le rese inferiori, che di fatto picconano la competitività sui mercati globali e, di conseguenza, fanno aumentare i prezzi finali dei prodotti alimentari. Ma non è tutto, perché la crisi a Hormuz si somma a un onere normativo che si è accumulato per mesi, dal momento che le discussioni su possibili quote sulle importazioni di ammoniaca nell'ambito delle nuove sanzioni imposte dalla Russia hanno destabilizzato i produttori che dipendono dall'ammoniaca.
Che il futuro sia critico lo dimostra il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, entrato formalmente in vigore nell'Ue il 1° gennaio, che graverà di circa 40 euro a tonnellata prodotti come l'urea, arrivando in alcuni casi fino a 70 euro. Nonostante le urgenti richieste dei ministri dell'agricoltura dei paesi membri la Commissione non ha modificato l'applicazione dell'imposta e adesso, con la crisi iraniana in corso, quel balzello potrebbe pesare il doppio sui consumatori. Restano molto preoccupate le associazioni industriali secondo cui i coltivatori sono ora in attesa di chiarezza su come il CBAM si applicherà in definitiva ai fertilizzanti, se l'accordo con il Mercosur proseguirà nella sua forma attuale e se l'Ue sarà pronta a ricalibrare la sua politica commerciale più ampia alla luce del nuovo choc dell'offerta.
Una recente proposta della Commissione potrebbe generare circa 60 milioni di euro di risparmi tariffari sulle importazioni di fertilizzanti, coprendo tutti i fornitori a
eccezione di Russia e Bielorussia. Una mossa positiva ma insufficiente, dal momento che quei denari coprono solo l'1 per cento degli oltre sei miliardi di euro che gli agricoltori europei spendono ogni anno in input importati.