Ciao Lello, maestro di numeri dalla penna carica di umanità

È morto Gian Battista Bozzo, una vita al "Giornale" da editorialista esperto di economia internazionale

Ciao Lello, maestro di numeri dalla penna carica di umanità

Si è spento a 63 anni Gian Battista Bozzo, da quarant'anni una delle principali voci del "Giornale" sui temi economici. Vi proponiamo il ricordo di un collega e uno dei suoi articoli (leggi qui).

Ciao Lello, oggi sono tornato in quel bar di piazza Santiago del Cile e ci sono rimasto più a lungo del solito. Ogni tanto, meccanicamente, mi giravo e guardavo fuori attraverso la vetrata. No, non speravo di vederti passare, però insomma, mi piaceva restare lì, e il caffè si è freddato. Volevo pure prendere una sfogliatella, come l'ultima volta che ci siamo incontrati, ma erano finite.

Certo, a Napoli sono un'altra cosa. Ti ricordi? Era il 1994 e per il G7 la città era stata ripulita e rimessa a nuovo. Clinton mangiava la pizza ai Quartieri Spagnoli, Berlusconi giocava a pallone con i bambini lungo il mare a via Partenope, il premier Murayama era stato intossicato dai frutti di mare e ricoverato. E noi, dopo aver lavorato tutto il giorno, gli unici ancora con le macchine per scrivere, cercavamo di superare i posti di blocco per raggiungere Santa Brigida o piazza Dante. Il buffet per i giornalisti? Non sia mai, dicevi, «faremmo la fine del povero giapponese».

Napoli, come tutte le cose belle, era nel tuo cuore. Ripenso alle tue scorribande con Pippo: caffè da Marotta, cravatte da Marinella, pranzo al circolo Savoia, fritti e babà da Moccia, tappa a Caserta sulla via del ritorno per le mozzarelle. Stessi riti a Genova: le regimental di Finollo, il pesto di Bruciamonti, l'aperitivo in piazza De Ferrari. E a New York, a Londra, a Washington, l'unico posto dove secondo te preparavano un Martini cocktail equilibrato.

Sì, sapevi vivere, amico mio, cercando il meglio senza mai strafare e mai farlo vedere, praticando il vero undestatement, il basso profilo dei signori autentici. E sapevi di economia, finanze, banche. In tutti i vertici europei, del Fondo monetario o dell'Eurogruppo, in tutte le assemblee di Bankitalia e Bce, in tutti summit internazionali eri tu la persona da cercare, il punto di riferimento per capire scenari e prospettive, per conoscere retroscena. E lo dico per esperienza diretta: me li ricordo benissimo i colleghi del Wall Street Journal e del Washington Post al vertice di Salonicco del 2003 mentre facevano la fila per strapparti qualche impressione, qualche suggerimento. Tu paziente e gentile con tutti. Ma a un certo punto mi hai convinto a lasciare l'albergo per continuare a seguire il servizio da una locandina sul mare nella penisola Calcidica, ouzo e pesce alla griglia.

Questa Lello però non ce la dovevi fare. Quarant'anni, è passata una vita da quando abbiamo cominciato, più o meno nello stesso periodo. Tu, reduce da un viaggio avventuroso e molto alcolico a Cuba, via Mosca, sei finito a Milano agli Interni, dove facevi mattina in tipografia, ma potevi anche frequentare il giornalista più grande e più alla mano della storia. Ti ha fatto bene stare vicino a Indro Montanelli e con la tua umanità profonda non hai faticato a seguire il suo stile. E quando hai dovuto fare una scelta e non l'hai seguito, ti è sanguinato il cuore.

Sei diventato uno dei massimi conoscitori di economia internazionale, l'esperto a cui tutti si rivolgevano, l'editorialista raffinato che spiegava in modo semplice i concetti più complessi, premiato da Ciampi con la croce da cavaliere della Repubblica. La politica ti cercava, i ministri ti volevano nello staff, però tu non hai mai voluto mischiare le acque. Anche qui, una lezione.

Nel pomeriggio ho parlato con Antonio, che è arrivato al Giornale solo 15 anni fa. Mi ha detto che all'inizio era molto intimorito, quasi in imbarazzo a sedersi «vicino a un mostro sacro, una firma autorevole». Ci hai pensato tu a sciogliere il ghiaccio fischiettando Close to you di Bacharach, versione dei Carpenters. «Roba di qualità. Io ho detto il titolo ad alta voce e ho conquistato la sua amicizia». Ho chiamato Fabrizio, legato a te da trent'anni di manovre e leggi di stabilità. «Nottate sui numeri. Se uno aveva il pezzo aperto, l'altro controllava le agenzie facendo da sherpa. Un anno, durante un'assemblea della Banca d'Italia, si annoiava ferocemente. Così scrisse uno dei pezzi più belli sulle considerazioni finali del governatore. Tutto giocato sull'ironia, raccontò come i giornalisti tentassero di scimmiottare i banchieri nell'abbigliamento».

Insomma, ci hai aperto gli occhi sul mondo. Hai raccontato le ripercussioni della guerra del Golfo e dell'11 settembre, l'unione monetaria e l'eurotassa. Ma non ti interessava solo l'economia. Vogliamo parlare del tennis? Eredità paterna, trasmessa a tuo figlio Antonio, che portavi sempre a Wimbledon. «Io ho ancora un bel braccio», mi dicevi. Vogliamo parlare del mare? Di Stintino, della pesca al bolentino, delle gite in barca all'Asinara? Delle stoffe inglesi? Delle bicchierate con i colleghi?

Ciao Lello, amico mio, continua a volerci bene.

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