Cina, propaganda sui contagi: "Abbiamo il record di guariti"

Pechino: dimessi 72 pazienti. Ma i morti salgono a 243 e i contagi sono 12mila. Tajani: "Gravi responsabilità"

La Cina soffre di un disturbo politico bipolare. In piena emergenza da Coronavirus, cerca di tranquillizzare il pianeta sul fatto che dalla nuova polmonite si guarisce, ma al medesimo tempo chiede aiuto al mondo per fronteggiare l'epidemia. Gli ultimi dati pubblicati dalle autorità di Pechino segnano il record di pazienti guariti: in un solo giorno 72 sarebbero usciti dall'ospedale e adesso sono in tutto 243 le persone che avrebbero superato la malattia, facendo ritorno a casa. Purtroppo i morti sono saliti a 259 (46 le vittime nelle ultime 24 ore) e il numero dei contagi sfiora i 12 mila. Il numero di pazienti in gravi condizioni è salito a 1.795, ma il governo punta su chi è guarito e pubblica quasi in via esclusiva notizie a sfondo propagandistico. Le aperture dei quotidiani di venerdì erano dedicate al rimpatrio dei 310 residenti di Wuhan provenienti da Thailandia, Malaysia e Giappone. Accolti festanti tra lo sventolio delle bandiere cinese, a voler dimostrare che l'emergenza sta rientrando. Eppure con il trascorrere dei giorni prende sempre più piede l'ipotesi che la situazione sia ben più grave, soprattutto per la facilità di trasmissione del virus in una zona, quella della provincia di Hubei, popolata da circa 75 milioni di abitanti.

Ne è convinto Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia e Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, che in un tweet parla di «grave responsabilità del regime cinese per i ritardi nella denuncia dell'epidemia. Medici minacciati, ritardi e verità nascoste hanno provocato morti e diffusione della malattia nel mondo». Non a caso sta rimbalzando sui media di Seul e Tokyo che la Cina abbia già mobilitato l'esercito. Si parla di coprifuoco, controllato attraverso droni, ma anche di divieto di nozze e di funerali lampo (come in Africa con Ebola).

Il presidente Xi Jinping si è esposto in prima persona lanciando un vero e proprio appello all'Unione Europea. In una lettera inviata alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, Pechino chiede un approvvigionamento di materiali sanitari. La Von der Leyen ha espresso la disponibilità dell'Ue a fornire assistenza alla Cina e di coordinare gli Stati membri per facilitare l'invio di forniture mediche. Farmaci e attrezzature in parte sono già arrivati attraverso il ponte aereo per riportare a casa i cittadini europei che vivono e lavorano a Wuhan. Nello spazio di poche ore si è anche innescata una vera e propria gara di solidarietà: 250 mila mascherine sono state donate dalla Boeing, 10 milioni di dollari promessi dalla Fondazione Bill Gates. Multinazionali come Microsoft, Dell e L'Oreal hanno devoluto circa 1,5 milioni di dollari alla Croce Rossa cinese e alle autorità di Hubei. Persino il leader nordcoreano Kim Jong-Un ha scritto al presidente cinese comunicando l'invio di aiuti, nonostante in questo periodo Pyongyang stia affrontando una crisi economica senza precedenti. Da parte sua, il ministro del commercio Zhong Shan ha annunciato l'annullamento dei dazi doganali su alcune forniture mediche importate dagli Usa.

Le misure d'emergenza si susseguono. L'Italia, insieme a Russia, Giappone, Vietnam e Pakistan hanno deciso di proclamare l'emergenza sanitaria e vietare il traffico aereo con la Cina. Australia e Usa hanno vietato a chiunque arrivi dalla Cina, che non siano cittadini o residenti, di sbarcare sul loro territorio. Sono stati confermati il settimo caso di contagio in Usa e in Germania, mentre la Gran Bretagna ha deciso il ritiro di parte dei propri diplomatici. Ieri si sono registrati anche i primi casi in Svezia (Jonkoping) e in Spagna (a La Gomera, Canarie). In Thailandia si è verificato il primo passaggio da uomo a uomo: un tassista contagiato da un cliente

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