Clochard bruciato vivo da un romeno

Teatro della tragedia un parco «zona franca» per immigrati e tossicodipendenti

Clochard bruciato vivo da un romeno

E ora ci toccherà leggere la solita storia «romantica» del clochard cui «tutti nel quartiere volevano bene», che «non dava fastidio a nessuno», al quale «la gente portava da mangiare». Eccola, la fiaba bugiarda del clochard un po' bohemien, buona per tacitare le coscienze sporche, molto di più dei panni di George e del suo amico Lucian: compagni di ubriacature di vino «cartonato» e di notti trascorse sul legno gelido di una panchine. Ma la realtà di George e dei tanti che vivono - sopravvivono - come lui è diversa e non ha nulla di fiabesco: il loro, invece, è un incubo quotidiano fatto di minacce, razzismo e racket che non fa sconti neppure al popolo degli ultimi. Pretendendo e ottenendo il «pizzo» perfino per poter dormire «tranquilli» in un angolo lercio che puzza solo di disperazione.

Ieri notte un bastardo ha picchiato e tentato di uccidere George. C'è quasi riuscito ad ammazzarlo. Gli ha dato fuoco, versandogli addosso della benzina. Ora George, 60 anni, rumeno, è in fin di vita in ospedale; al suo fianco c'è Lucian, il primo a dare l'allarme dopo che un gruppo di drogati l'aveva avvisato: «George il barbone sta bruciando...». Quando Lucian è arrivato, l'amico era già una torcia umana. I soccorritori lo hanno salvato appena in tempo, ma ora George ha una faccia che pare una maschera di carbone. Segni indelebili provocati da chi l'altra notte lo ha raggiunto in un giardino pubblico di Torino, prima lo la massacrato di botte e poi gli ha versato del liquido infiammabile sul corpo mettendo mano all'accendino. I testimoni hanno segnalato una persona «col cappuccio tirato su e la giacca invernale» vista allontanarsi nel buio: ieri un sospetto è stato fermato. Lui nega di essere il colpevole, ma molti indizi lo inchioderebbero. A cominciare dalla testimonianza di Lucian che ha riferito come George nelle ore precedenti all'aggressione avesse litigato con un connazionale senzatetto; quest'ultimo pare abbia rimproverato George e di averlo minacciato: «Se continui a comportarti male, ti brucio vivo». Teatro della tragedia, un angolo di verde cittadino, nobile solo nel nome: Giardini Maria Teresa di Calcutta, su Corso Vercelli. In realtà un pezzo di parco diventato «zona franca» per balordi di ogni tipo, nel quartiere a forte presenza di immigrati di Borgo Aurora, già a al centro di polemiche per la presenza di spacciatori che «operano» alla luce del sole. Qui le risse sono all'ordine del giorno, così come scippi e furti.

È in questo contesto di assoluto degrado che va letto anche il dramma di George che era diventato un frequentatore abituale del parco, di cui da due anni «occupava» la prima panchina a pochi metri dalla cancellata di ingresso. La stessa panchina dove l'altra sera ha quasi trovato la morte. L'assessore comunale al Welfare, Sonia Schellino, ha invitato i torinesi a segnalare «la presenza di persone senza dimora che, per qualunque motivo, si trovino in situazione di evidente difficoltà e abbiano bisogno di aiuto». L'assessore ha poi aggiunto: «Si può intervenire tempestivamente per aiutare coloro che vivono quotidianamente in strada in condizioni difficili e di marginalità».

Ma il problema, forse, non è questo (o comunque non è solo questo): bosogna infatti, prima di

tutto, liberare la zona dalla delinquenza. Se il quartiere rimarra ostaggio della criminalità, quello che è accaduto a George potrebbe accadere ad altri. E i cittadini perbene, intanto, sono costretti a tapparsi in casa.

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