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Colloqui ad Abu Dhabi, dubbi sugli Stati Uniti. Il Papa: pace olimpica

Il nodo, ancora una volta, è quello dei territori. Zelensky lo ha detto senza giri di parole: la questione del Donbass non può essere risolta da soli gruppi tecnici

Colloqui ad Abu Dhabi, dubbi sugli Stati Uniti. Il Papa: pace olimpica
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Abu Dhabi si prepara a diventare, per quarantott'ore almeno, il centro di gravità di una guerra che rifiuta di farsi addomesticare dalla diplomazia. Il 4 e 5 febbraio, negli Emirati, è in programma il secondo "match" negoziale tra Russia e Ucraina: un confronto annunciato come trilaterale, ma con la presenza degli Stati Uniti tutt'altro che scontata, sospesa tra prudenza strategica e ambizione di regia globale. Ad annunciare le date è stato Zelensky, con il linguaggio asciutto dei comunicati che cercano di tenere insieme realismo e speranza. "La nostra attività di politica estera sarà molto seria a febbraio e a partire da oggi avremo contatti e incontri. Spero che la parte americana continui a rimanere attiva, in particolare per quanto riguarda la de-escalation". Parole pesate, che suonano come un invito ma anche come un avvertimento: senza passi concreti, Abu Dhabi rischia di restare l'ennesima cartolina diplomatica.

Il nodo, ancora una volta, è quello dei territori. Zelensky lo ha detto senza giri di parole: la questione del Donbass non può essere risolta da soli gruppi tecnici. Serve un incontro diretto con Putin. C'è di più: Zelensky insiste perché un eventuale accordo non venga firmato soltanto da Washington, Kiev e Mosca. "L'Ue deve avere voce in capitolo", anche in vista del possibile ingresso ucraino a Bruxelles.

Sul fronte americano, l'asse della mediazione si è spostato a Miami. Qui si è svolto un incontro definito "produttivo e costruttivo" tra l'inviato del Cremlino Dmitriev e una delegazione statunitense guidata da Witkoff. Nessun dettaglio ufficiale è filtrato, ma la presenza di figure come Scott Bessent e Jared Kushner segnala che il dossier ucraino è tornato a occupare un posto centrale nelle stanze del potere americano. Washington si dice "incoraggiata" dai segnali di apertura russi, ma evita di sbilanciarsi: partecipare ad Abu Dhabi significa assumersi la responsabilità di un processo che potrebbe fallire sotto gli occhi del mondo. Il ministro della Difesa russo Lavrov osserva che baltici, tedeschi e francesi, insieme alla Nato e all'Ue "stanno esagerando nei preparativi di una terza guerra mondiale che la Russia non vuole".

A dare una dimensione morale al momento ci ha pensato papa Leone XIV.

Nell'Angelus, guardando già a Milano-Cortina 2026, il Pontefice ha invocato la tregua olimpica, richiamando il senso dei Giochi come messaggio di fratellanza e speranza. Un appello che suona quasi anacronistico di fronte alla brutalità quotidiana del conflitto.

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