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Colpo alla camorra: il boss più pericoloso arrestato all'alba in un resort di lusso

Roberto Mazzarella sotto falso nome con moglie e figli. Meloni: vittoria dello Stato

Colpo alla camorra: il boss più pericoloso arrestato all'alba in un resort di lusso
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È stato arrestato nel resort di lusso a Vietri sul Mare, in costiera amalfitana, che aveva scelto per trascorrere le vacanze di Pasqua con la moglie e i due figli. Una vacanza da vip che è risultata fatale a Roberto Mazzarella, 48 anni, capo dell'omonimo clan egemone a Napoli e provincia, al quarto posto nell'elenco dei ricercati più pericolosi del ministero dell'Interno. La sua latitanza è finita all'alba di ieri davanti ai familiari, in un luogo di villeggiatura in provincia di Salerno da mille euro a notte. Gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia sono risaliti al boss monitorando proprio i familiari e seguendo i movimenti di denaro a lui riconducibili al termine di un'indagine andata avanti per un anno. Nel resort in cui alloggiava sotto false generalità i carabinieri hanno rinvenuto tre orologi di lusso, circa 20mila euro in contanti, documenti falsi, cellulari, smartphone e manoscritti relativi ad una verosimile contabilità sui quali ci saranno accertamenti.

Mazzarella è nipote dei capiclan Ciro, Gennaro e Vincenzo, ritenuto l'attuale capo del potente clan di camorra che si contende il malaffare a Napoli e provincia. L'ascesa del gruppo familiare comincia negli anni '60 con l'acquisto di piccole imbarcazioni destinate a incrementare gli affari con il contrabbando di sigarette. È così che il clan "conquista" Napoli pezzo dopo pezzo. Il 48enne arrestato ieri era latitante dal 28 gennaio 2025, da quando sfuggì alla cattura dopo l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Procura di Napoli su richiesta della Dda partenopea con l'accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso. Per i magistrati è il mandante dell'omicidio di Antonio Maione, estraneo a contesti camorristici, ucciso per una vendetta trasversale il 15 settembre 2000 in una salumeria di San Giovanni a Teduccio, Napoli Est: la sua unica colpa quella di essere il fratello del sicario che aveva ucciso Salvatore Mazzarella, il padre di Roberto. Un delitto maturato nell'ambito di una lunga faida di camorra per il quale è indagato anche Clemente Amodio, ritenuto il presunto esecutore materiale. Mazzarella e Amodio sono accusati da alcuni pentiti. Il 18 aprile 2025 il Tribunale di Napoli ha emesso un mandato di arresto europeo. Ieri il blitz dei carabinieri del nucleo investigativo, insieme allo Squadrone "Cacciatori di Calabria", le Api del gruppo di Napoli nonché la motovedetta della Capitaneria di porto di Salerno che monitorava le acque circostanti. Una mobilitazione che non è servita, il boss si è lasciato ammanettare senza opporre resistenza.

"Lo Stato c'è e non arretra. Il governo continuerà a fare la sua parte, sostenendo con determinazione il lavoro di chi ogni giorno combatte la criminalità organizzata per difendere legalità e sicurezza", scrive su X la premier Giorgia Meloni. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, parla "di un successo investigativo, frutto dell'instancabile lavoro sul campo e della straordinaria professionalità della magistratura e dell'arma dei carabinieri, che riafferma con forza la presenza dello Stato sul territorio". Soddisfatto il comandante generale dell'Arma dei carabinieri, generale di Corpo d'armata Salvatore Luongo: "La cattura di Mazzarella è un risultato operativo di livello, che alimenta la filiera della fiducia, della fiducia che dobbiamo sempre avere dai cittadini".

Con l'arresto del boss, che infligge un colpo durissimo ai vertici della camorra, va aggiornata la lista dei grandi latitanti di massima

pericolosità. Ne restano ancora tre da catturare: Attilio Cubeddu, di Arzana (Nuoro), ricercato dal 1997, Renato Cinquegranella, napoletano, ricercato dal 2002, e il palermitano Giovanni Motisi, 67 anni, ricercato dal 1998.

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