Il conflitto di interessi del governo buonista

Per quale diavolo di motivo il governo non si decide a dare un taglio netto agli sbarchi, costi quel che costi? Il terribile dubbio è che la risposta sia: troncarla costa troppo alle tasche della politica

Il conflitto di interessi del governo buonista

Soldi, tanti soldi, fatti speculando sull'immigrazione dalla solita cricca di politici e faccendieri. Avviene a Roma (44 arresti), ma non escludiamo che altrove sia diverso. La tratta e l'ospitalità di disgraziati sono il nuovo affare della malavita in colletti bianchi, secondo alcuni sta superando in redditività anche il traffico di cocaina. E allora viene spontanea una domanda. Per quale diavolo di motivo il governo non si decide a dare un taglio netto agli sbarchi, costi quel che costi? Il terribile dubbio è che la risposta sia: troncarla costa troppo alle tasche della politica.

Sarà un caso, ma i politici e gli amministratori arrestati ieri appartengono quasi tutti a partiti di governo, Pd in primis, che sull'immigrazione continuano a raccontarci la favola del diritto all'invasione e del dovere dell'accoglienza. E ci credo, parliamo di un affare che frutta un miliardo all'anno (soldi pubblici stanziati per la gestione dei disgraziati) che si spartiscono, stando all'inchiesta, cooperative umanitarie (si fa per dire) emanazione del Pd (Coop rosse), altre legate a doppio filo al Nuovo centrodestra (centri di prima accoglienza in Sicilia) e associazioni espressione di Cl (componente forte del Nuovo centrodestra).

Per esseri più semplici e chiari: con una mano si stanziano soldi per l'accoglienza, con l'altra se ne recupera una buona parte, in modo truffaldino oltre che immorale, attraverso organizzazioni amiche. Organizzazioni che, a loro volta, spesso elargiscono generosi finanziamenti ai loro partiti di riferimento che ben si guardano dal fare una legge per combattere davvero l'immigrazione. Un circolo vizioso che si basa sul principio «più immigrati uguale più soldi per noi».

Del resto, come dice uno degli arrestati parlando al telefono con un compare: «La mucca deve mangiare». Badate bene: non «l'immigrato deve mangiare», come pensavamo noi ingenui, ma la «mucca», cioè loro, un branco di papponi eletti in consigli comunali e regionali con le famose e democratiche preferenze, quelle che secondo i moralisti della politica dovrebbero salvarci dal malaffare dei partiti e che invece sono uno strumento micidiale per il proliferare delle mafie e dei mascalzoni. I politici che rubano - come dice Renzi - devono andare in galera. Ma quelli che governano - aggiungiamo noi - offrendo su un piatto d'argento facili occasioni di ruberie (quale è l'immigrazione clandestina facile) dovrebbero andare a casa. Ogni riferimento a Renzi e Alfano non è casuale.

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