Congedi parentali fermi, l'Inps non sa come fare. Cancellato il click-day

:"Ente impreparato, via Tridico" Indennizzi per tutti, non per chi clicca prima

Il decreto "Cura Italia" comincia a trovare i primi ostacoli sul cammino con i partiti d'opposizione che chiedono sostanziali modifiche agli interventi decisi dal governo. Nel giorno in cui governo e l'Inps con il suo presidente Pasquale Tridico smentiscono il famigerato click day per ricevere gli indennizzi (che premia solo chi arriva prima) è allarme correttivi anche per altre misure rivelatesi inadeguate. Come, ad esempio, i congedi parentali. Sono settimane che il governo ne parla, ben consapevole che la chiusura delle scuole avrebbe costretto a casa tutti i ragazzi, complicando la vita ai genitori che lavorano. Ma qualcosa nel decretone Conte non funziona e la prima a lanciare l'allarme è stata la Uil. «Le misure che il governo si appresta a varare per il sostegno al reddito vanno nella direzione indicata dal sindacato per quanto riguarda la flessibilità e la deroga della cassa integrazione, mentre non risponde appieno alle richieste la misura che il riguarda il congedo parentale straordinario», ha affermato la segretaria confederale Ivana Veronese. La Uil ha messo a confronto le varie misure per il sostegno del reddito di lavoratrici e lavoratori valutando i redditi medi annui dei lavoratori dipendenti e delle partite Iva. In base alle decurtazioni previste dal decreto, secondo Veronese, «converrebbe paradossalmente la cassa integrazione perché si guadagna di più che con il congedo parentale straordinario».

Ma che cosa dice questo famigerato decreto relativamente ai congedi parentali? I lavoratori alle prese con la gestione dei figli fino a 12 anni rimasti a casa per la sospensione delle lezioni hanno diritto, a decorrere dal 5 marzo, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a quindici giorni, a congedo per il quale è riconosciuta una indennità pari al 50 per cento della retribuzione.

Sul fronte delusi c'è anche un altro sindacato, l'Ugl. «I permessi previsti nei congedi parentali sono insufficienti sia come monte ore sia come garanzia retributiva. È una vera elemosina e mortificante il gettone presenza per chi ha lavorato nel mese di marzo», ha detto il segretario nazionale Ugl Chimici, Luigi Ulgiati. «La Cigo non sarà immediatamente esigibile e molti lavoratori, se non ci sarà l'anticipo da parte delle aziende, potranno avere il ristoro economico solo dopo diversi mesi ha aggiunto - La Cig invece sembra non avere le coperture economiche sufficienti al reale fabbisogno». Insomma, una bocciatura. «Sarebbero state sufficienti 4 o 5 misure chiare ha sottolineato Ulgiati - Invece ci sono ben 127 articoli che tentano di dare risposte a tutto e a tutti, ma che in realtà complicano le norme, anche le più semplici». Ma ci sono categorie che non potranno godere dei congedi parentali neppure con decurtazioni, cioè liberi professionisti, collaboratori domestici, badanti, baby-sitter. Sono circa due milioni di persone lasciate sole e senza aiuto. Il segretario dei Radicali, Massimiliano Iervolino, ha parlato di vero controsenso, soprattutto se si pensa che il governo nel frattempo foraggia Alitalia con mezzo miliardo di euro.

Ma il più caustico ieri è stato Renato Schifani, senatore di Forza Italia. «Da settimane si parla di un congedo parentale di 15 giorni per i genitori con figli sotto i 12 anni. Per poterne usufruire è necessario fare domanda all'Inps. Era dunque lecito aspettarsi che l'Istituto avesse già pronte le modalità per renderlo operativo. Al contrario ha tuonato - migliaia di famiglie sono in attesa della risposta di una burocrazia inefficiente che, troppo spesso, si fa trovare impreparata. Conte dia un segnale forte e rimuova il presidente dell'Inps. Altrimenti c'è il rischio concreto che le inefficienze dell'enorme apparato burocratico italiano blocchino l'attuazione anche di tutte le altre misure del decreto. Serve un esempio forte e chiaro per tutti».

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