Il Consiglio di Stato sfratta (di nuovo) Steve Bannon dalla Certosa di Trisulti

Finisce la telenovela dell'abbazia cistercense in provincia di Frosinone, prima concessa e poi revocata dal Ministero dei Beni Culturali alla Dignitatis Humanae Insistute, collegata a Steve Bannon, ex ideologo di Donald Trump

Il Consiglio di Stato sfratta (di nuovo) Steve Bannon dalla Certosa di Trisulti

Ha del clamoroso la sentenza appena emessa dal Consiglio di Stato che ribalta la decisione del Tar e revoca, di nuovo, la concessione della Certosa di Trisulti alla Dignitatis Humanae Institute, l'associazione ultracattolica fondata da Steve Bannon, ex capo stratega di Donald Trump.

Il ricorso al Consiglio di Stato era stato presentato dal Ministero dei Beni Culturali appunto dopo la sentenza del Tribunale amministrativo regionale (sezione distaccata di Latina) che accoglieva un altro ricorso, presentato dalla DHI, per rivendicare la concessione del monumento ottenuta rispondendo a un bando emesso dallo stesso Mibact.

Si tratta dell'ennesimo colpo di scena in una battaglia legale asfissiante iniziata nel giugno 2017, quando il prezioso immobile benedettino (dal 1947 passato alla Congregazione dei Cistercensi di Casamari) venne affidato al rappresentante legale della Dignitatis Humanae, il britannico Benjamin Harnwell, considerato l'uomo di fiducia di Bannon in Italia. Oltre un anno dopo, su sollevazione di diverse realtà del territorio e vari esponenti politici di Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, il Mibact aveva disposto l’annullamento dell’assegnazione alla DHI della Certosa di Trisulti, dove l'associazione, dietro pagamento di un canone da 100mila euro l'anno per 19 anni, si apprestava a tenere una scuola di formazione politica con partecipanti provenienti da tutta Europa, una "scuola di sovranismo" secondo i detrattori. La revoca venne avviata dall'allora ministro Alberto Bonisoli e confermata dal successore Dario Franceschini, che era titolare del dicastero già al momento della pubblicazione del bando.

Secondo il Ministero dei Beni culturali la Dignitatis Humanae non avrebbe avuto tutti i requisiti dichiarati in sede di presentazione della domanda, tra cui la personalità giuridica, il requisito dello svolgimento di attività di tutela, di promozione, di valorizzazione o di conoscenza dei beni culturali e paesaggistici, l'esperienza quinquennale nel settore della collaborazione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. I legali del Mibact sostenevano che i primi due requisiti fossero stati inseriti nello Statuto dell'associazione solo in un secondo momento, mentre il terzo non fosse mai stato in dote.

Nel novembre del 2019 l'Associazione di Bannon presentò ricorso al Tar, impugnando l'annullamento d'ufficio. Ricorso accolto dal Tribunale amministrativo nel maggio 2020. Nel frattempo, erano intervenuti "ad opponendum" in giudizio diversi attori del territorio ciociaro che accusavano la DHI di non aver intenzione di valorizzare l'abbazia fondata prima dell'Anno Mille. I giudici amministrativi, per nulla persuasi dalle critiche, avevano accolto il ricorso dell'Associazione respingendo oltre a queste anche le accuse di "false dichiarazioni" in sede di presentazione della domanda e sostenendo che comunque fossero scaduti i termini per l'annullamento d'ufficio del decreto di assegnazione dell'Abbazia (18 mesi).

Oggi, viene tutto ribaltato nuovamente dal Consiglio di Stato che, di fatto, nell'ultimo episodio di questa tragicomica vicenda legale, sfratta nuovamente, e definitivamente, la Dignitatis Humanae dalla Certosa di Trisulti, accogliendo il ricorso "aggiuntivo" presentato dalle associazioni del territorio tramite i legali dello studio locale Spirito-Ianni. Nelle motivazioni, il massimo organo di giustizia amministrativa ripercorre tutta la vicenda a partire dal bando ministeriale del 2016/17, e contesta oltre ai vizi contenuti della domanda presentata dalla DHI anche il divieto di utilizzare il bene per scopi politici o di altra natura.

In una nota condivisa con ilGiornale.it, Benjamin Harnwell dichiara: "Oggi gli storici ricorderanno questo nefasto giorno: le idi di marzo. Finora abbiamo vinto sette decisioni legali su sette. Ma poco tempo fa, abbiamo ricevuto la notizia della sconfitta decretata dal Consiglio di Stato. Stiamo studiando attentamente la sentenza. Per il momento non ho molto altro da dire, se non complimentarmi con il Mibact ed i sostenitori locali che pare alla fine abbiano vinto".

Cosa ne sarà adesso della Certosa, un capolavoro incastonato nella Selva d'Ecio tra i Monti Ernici, non è dato sapere. Ma sarà proprio questa la più grande incognita di tutta questa vicenda: capire in che modo verrà utilizzato un bene che rischia l'abbandono, dopo essere rimasto per anni ostaggio delle carte bollate.