Consulta, ennesima fumata nera. Napolitano: "Rattrista lo stallo del Parlamento"

Alla 17esima votazione ancora un nulla di fatto. Scaramazza si ritira dalla corsa

Consulta, ennesima fumata nera. Napolitano: "Rattrista lo stallo del Parlamento"

Ennesima fumata nera per l’elezione di due giudici costituzionali da parte del Parlamento in seduta comune: anche oggi nessun candidato ha raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell’Assemblea, pari a 570 voti.

Alla diciassettesima votazione, infatti, Luciano Violante ha incassato 506 voti, mentre Ignazio Caramazza ne ha ricevuti 422. Intanto Renato Brunetta ha chiesto la verifica dei titoli di Violante: "C’è un problema di carattere generale sul fatto che non esiste un momento di verifica preventiva delle candidature prima del voto", ha detto il presidente dei deputati di Fi, "I padri costituenti non so perché ma non lo avevano previsto. E invece, a mio avviso, è questo un tema sul quale si dovrebbe riflettere. Quello che è successo con Teresa Bene, ad esempio, è una dimostrazione di quello che sto dicendo. Se ci fosse stato un momento di verifica preventiva seria dei suoi titoli forse non sarebbe successo quello che è successo".

Proprio per sostituire Teresa Bene, eletta senza avere i requisiti al Csm, il Parlamento tornerà a riunirsi in seduta comune martedì prossimo alle 11. "Molto probabilmente stanno facendo passare il tempo affinchè anche Teresa Bene maturi i titoli...", ironizza il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. "È molto probabile che martedì si voti anche per la Consulta", aggiunge la presidente dei senatori di Sel, Loredana De Petris.

Ma Giorgio Napolitano è preoccupato dallo stallo: "Rattrista e preoccupa che il Parlamento si autoprivi di una facoltà attribuitagli dalla Costituzione", dice il Capo dello Stato, "La frammentazione e la conflittualità che segnano gli schieramenti parlamentari hanno ancor una volta impedito il raggiungimento delle convergenze necessarie per la elezione dei due giudici costituzionali cui le Camere avrebbero dovuto provvedere fin dal 12 giugno scorso".

In serata Scaramazza si fa da parte: "Sento di dover rinunciare alla mia candidatura a giudice costituzionale - dichiara all’Ansa - per evitare ulteriori coinvolgimenti del mio nome in manovre che considero non in linea con il corretto funzionamento delle Istituzioni".

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