I punti chiave
Sia chiaro. Nessuno ha voglia del circo, delle liti tra i virologi e, peggio ancora, tra i non virologi. Ma mettere ordine tra ciò che è vero e ciò che non lo è sta già diventando complicato. L'Hantavirus è conosciuto dalla scienza, ma non così tanto.
IL CONTAGIO
Fino a domenica, mentre la Hondius sbarcava 94 passeggeri a Tenerife, gli infettivologi dicevano con certezza: il virus si trasmette solo dal momento in cui manifesta i suoi sintomi. Una notizia che, sotto sotto, ci ha consolato: dopo aver raccontato per mesi del pericolo dei pazienti asintomatici del Covid, avere a che fare con un virus che gioca la sua partita "a carte scoperte" ci è sembrato un bel vantaggio. Purtroppo le cose non stanno esattamente così. A rilevarlo, con un post su X, è l'epidemiologo Abraar Karan dell'Università di Stanford: "Il contagio dell'Hantavirus Andes è possibile anche prima che si manifestino i sintomi: i tempi precisi dell'infettività restano indefiniti". Karen inoltre cita una dichiarazione della Società internazionale di ricerca sugli Hantavirus (Ish), secondo cui "la tempistica precisa della contagiosità rimane ancora da definire completamente. Sebbene i pazienti sintomatici rappresentino probabilmente il gruppo a più alto rischio, le ricostruzioni dell'epidemia disponibili non supportano affermazioni eccessivamente categoriche secondo cui la trasmissione può verificarsi solo dopo la comparsa di sintomi evidenti" si legge nella relazione della Ish.
LA QUARANTENA
Perché sapere se il virus sia trasmissibile prima o dopo i sintomi fa la differenza? Perché cambia l'organizzazione del tracciamento dei contatti dei casi sospetti e la durata della quarantena. E, seppur consapevoli del fatto che non ci sia un pericolo su larga scala, la stessa infettivologa Nahid Bhadelia del Centro dell'Università di Boston per le malattie infettive emergenti, rileva: "È un focolaio molto complesso, a basso rischio per la popolazione generale ma è una malattia ad alta mortalità che progredisce rapidamente".
È quindi fondamentale mettere sotto osservazione le persone che sono state a stretto contatto con i pazienti (e già gli errori fatti sono troppi: dal passeggero che ha cercato di imbarcarsi su un volo Klm ai "fuggitivi" all'isola di Sant'Elena). E parallelamente è fondamentale avere quante più informazioni possibili sul ceppo andino del virus, portato da due turisti olandesi (i primi due morti) da una discarica argentina a bordo della nave da crociera.
IL SEQUENZIAMENTO
In Svizzera è stato eseguito il primo sequenziamento a partire dai campioni prelevati da un uomo infetto. I risultati confermano che si tratta del ceppo delle Ande, il più virulento e contagioso, ma escludono una mutazione. Secondo i team di ricerca a Zurigo e a Ginevra il virus è molto simile a quello rilevato durante un'epidemia del 2018 in Argentina. E questo è un punto a nostro favore.
IL VACCINO
È possibile che "nelle prossime settimane si verifichino ulteriori casi tra ex passeggeri e membri dell'equipaggio Mv Hondius" ha affermato Pamela Rendi-Wagner, direttrice dell'Ecdc. Ma parlare di vaccino è prematuro.
Farmindustria rassicura: "La strada è percorribile ma siamo confidenti che non ce ne sarà l'esigenza perché al momento non c'è nessuna emergenza" dichiara il presidente Marcello Cattani. Se dovesse servire, dopo la palestra Covid, il vaccino sarebbe pronto in poco tempo.