Contatti e incontri di Draghi. E Zaia ai governatori: convinciamo noi Mattarella come con Napolitano

L'attivismo del premier che riceve Tajani a Palazzo Chigi: "Ce l'hai con me..." . Casini, l'"amico di tutti", commosso dalla telefonata di Berlusconi: "Ho quasi pianto..."

Contatti e incontri di Draghi. E Zaia ai governatori: convinciamo noi Mattarella come con Napolitano

Nel corridoio di Montecitorio che si affaccia sull'ufficio postale, se sei fortunato, si dirada quell'ipocrisia che ammanta sempre le elezioni per il Quirinale. Francesco Boccia, lettiano di ferro e già ministro nel governo Conte, disserta, lancia un po' di fumo, ma poi alla fine arriva al punto. «Ma su, facciamo Draghi! Lo dico io - spiega - che ho osteggiato la nascita del suo governo. Lo proteggiamo al Quirinale e intanto lo togliamo da Palazzo Chigi. Eppoi andiamo alle elezioni. Mi raccomando, però, non lo scrivere». Vivaddio uno che dice pane al pane e vino al vino. Merce rara di questi tempi. E dato che la fortuna non arriva mai da sola, sull'altro versante del Transatlantico, davanti alla buvette trovi Daniela Santanchè fedelissima di Giorgia Meloni, strafelice per la mossa dell'altro ieri, quella che ha visto Fratelli d'Italia mettere in pista autonomamente Guido Crosetto, spaccando il centrodestra. «Avete visto?! Bella operazione», dice: «A cosa puntiamo? Alle elezioni». Se uno gli risponde se Draghi è funzionale a questo obiettivo per cui è il loro candidato, risponde, con un sorriso malizioso quanto sgargiante che vale più di un «sì», accompagnato dalla frase di rito: «Non smentisco ma non lo dico».

E già, Letta e Meloni hanno le idee chiare in testa. Gli altri a quanto pare no. Un altro che persegue una strada chiara è Mario Draghi. Due settimane fa aborriva il telefono, in questi giorni, invece, è diventato un centralinista. Ieri ha alzato la cornetta e ha chiamato Silvio Berlusconi al San Raffaele. Poi nel pomeriggio, alle 18, ha voluto vedere Antonio Tajani a Palazzo Chigi. «Ce l'hai con me», gli ha detto. Non è vero gli ha risposto Tajani. Tante parole ma il premier non ha fatto breccia. Naturalmente Draghi ha avuto pure le due telefonate quotidiane con Enrico Letta, il suo sponsor principale, e qualcun altra qua e là. Non si risparmia davvero.

La verità è che c'è tanta confusione e c'è la sensazione che le anime smarrite, per evitare sbandate che mettano a rischio la legislatura preferiscano affidarsi alla vecchia strada, visto che non si sa sul percorso della nuova cosa si trova. Nelle votazioni continuano a fioccare i voti per Mattarella. E all'ingresso di Montecitorio i governatori Fontana e Zaia ricordano i vecchi tempi che potrebbero offrire un modello per i nuovi. «Magari - racconta Zaia - si può tentare un Mattarella bis come si fece con Napolitano. All'epoca andammo in gruppo noi governatori a convincere il Nap. Io, Maroni, Errani e Crocetta. Gli dicemmo: Presidente deve restare se no qui non si va da nessuna parte. Lui ci rispose :Ragazzi sono vecchio, ci penserò. Ma alla fine si convinse».

Quella è un'ipotesi, magari l'ultima. Le altre sono lì. Ancora in piedi, ma circondate da mille problemi. Due giorni fa il Cavaliere si è speso non poco per Pier Ferdinando Casini. Ha chiamato Salvini, ha telefonato a Franceschini e alla fine allo stesso interessato. «Ha avuto belle parole per me - racconta Pierferdi - ho quasi pianto». All'una di notte di giovedì Casini era presidente, poi Salvini, complice Conte, ci ha ripensato.

Già, Casini, l'amico di tutti. Ha nell'anima lo spirito del pacificatore. Se fosse eletto, si può star sicuri, nominerebbe Romano Prodi e Silvio Berlusconi senatori a vita il giorno dopo. E anche se mancano i posti troverebbe il modo di farlo. Alfonso Celotto, il costituzionalista, spiega che il modo ci sarebbe pure.

E in fondo Casini piace a Forza Italia e ai centristi. Ieri mattina proprio loro hanno tentato di farsi spiegare da Salvini i motivi del suo no. «Non si riesce - ha risposto lui - non credo che Conte ci stia. Bisogna trovare un altro nome, io ho 70 voti più di quelli su cui può contare il centrodestra. Aspettiamo».

Solo che aspetta, aspetta, i nomi per il Quirinale non escono fuori. E i nomi che ogni tanto fanno capolino nascono sul filo che unisce Salvini e Conte. Prima il capo dei servizi segreti Elisabetta Belloni, nemmeno fossimo in Guatemala. Nel pomeriggio, il leader dei 5stelle che vuole un nome nuovo, il più neutro possibile per convincere i suoi, ha avuto l'idea di un altro funzionario di lungo corso come Massolo, già segretario generale del ministero degli Esteri e responsabile dei servizi segreti. Eppoi di nuovo pescando dalla scuola della Farnesina, dove è stato durante il governo Berlusconi, il presidente del Consiglio di Stato, Franco Frattini. Resta il no del centrodestra su Draghi, a parte i giochi della Meloni. Dalle parti del Cav quel nome non passa. E anche il leader della Lega, malgrado l'attivismo di Giorgetti, da quell'orecchio non ci sente. Nel vertice notturno di giovedì, davanti agli altri leader del centrodestra che cominciavano ad avere qualche dubbio Salvini è stato perentorio: «Vi giuro che io Draghi non lo voglio».

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