Erano le primarie, sono una babele. Se mezzo Pd frena ed Elly Schlein apre all'ipotesi di incoronare candidato premier chi "prende un voto in più", è Giuseppe Conte che rilancia sui gazebo. Ma, nel frattempo, il campo largo studia uno schema per tenere in piedi l'alleanza nel caso il centrosinistra la spuntasse alle prossime elezioni politiche. Il modello? Quello "gialloverde". Con un vicepremier per ogni partito e un "contratto di governo" per riunire le differenze e scansare le probabili fibrillazioni di una coalizione variopinta.
Si tratta, dunque. Ma Giuseppe Conte continua a mostrare i muscoli sul fronte mediatico. L'ultima stoccata al Nazareno arriva con un'intervista a Radio 24, altra tappa della maratona comunicativa dell'ex premier, che nel pomeriggio ha fatto sapere di aver annullato tutti i prossimi impegni per un problema di salute. "Dovrò annullare gli incontri più imminenti perché devo sottopormi a un intervento chirurgico. Per qualche giorno non potremo aggiornarci, ma vi assicuro che non vedo l'ora di riprendere al più presto le attività, con rinnovata passione", ha scritto in un post sui social. E dall'entourage fanno sapere che si prevede uno stop di 10 giorni circa. Ma in mattinata non ha rinunciato a battagliare sui gazebo. "Ci hanno invitato loro a condividere le primarie. Adesso leggere, sono ricostruzioni giornalistiche, che non sarebbero d'accordo mi meraviglierebbe", insiste Conte, a proposito della riluttanza del Pd a tuffarsi nella scommessa delle primarie. In filigrana, ma nemmeno tanto, è una risposta a quanto detto da Schlein in un'intervista rilasciata domenica al quotidiano spagnolo El Pais. Non è passato inosservato, infatti, dalle parti del campo largo, il cambio di tono della segretaria, che si dice sempre a favore delle primarie, ma non esclude esplicitamente nemmeno che il leader possa essere il capo del partito che prende più voti rispetto agli alleati. "Arriveremo anche a un accordo sul candidato premier: o sarà chi prende un voto in più, oppure ci saranno primarie di coalizione", è la linea di Schlein, forte della ragionevole certezza che sarà il Pd il primo partito della coalizione. Che è poi il metodo di scelta da sempre appannaggio del centrodestra. Un meccanismo, però, rifiutato da Conte, che ha spiegato di non ritenerlo adatto al fronte progressista. Soprattutto perché è convinto di giocarsela in una sfida con la leader dem.
Sullo sfondo, però, si tratta per assicurare i giusti contrappesi a un ipotetico governo di centrosinistra. Lo schema, dalle parti di Pd e M5s, già lo chiamano "gialloverde", perché ricorda l'assetto del primo governo Conte. E, allora, si prevedono due vicepremier per i leader dei partiti che saranno sconfitti alle primarie, a seconda del peso elettorale. Oppure, se i gazebo saltassero, Conte e Schlein potrebbero spalleggiare il "federatore" a Palazzo Chigi, proprio come fecero Luigi Di Maio e Matteo Salvini al fianco dell'attuale leader pentastellato nel governo Lega-M5s. Anche se l'ipotesi del federatore viene respinta, di fatto, dall'avvocato di Volturara Appula. "Il federatore nasce dal fatto che i soggetti che in questo momento guidano le varie forze progressiste non si ritengano idonei o non lo siano ritenuti dalle rispettive comunità. Se questo dovesse accadere, se le comunità ci sfiduciano, cercheremo in giro qualche papa straniero", spiega.
L'altro tassello dello schema del campo largo potrebbe essere un "contratto di governo", sempre sul modello gialloverde: pochi punti programmatici sui quali basare l'alleanza eterogenea che va da Avs a Iv. Disegno teorizzato da Conte anche nel suo ultimo libro.