Conte ora si blinda la poltrona. Ma rischia di venire giù tutto

Il Pd comincia ad andare in pressing sul premier. Una parte dei 5S vorrebbe un cambio della guardia. Tutti gli scenari

Conte ora si blinda la poltrona. Ma rischia di venire giù tutto

Il premier tira un sospiro di sollievo? Ni. Il risultato delle Regionali e del referendum, va detto, rafforzano indubbiamente la tenuta dell'esecutivo che in modo insperato allunga il suo orizzonte e punta al 2023. Ma bisogna fare molta attenzione a questa tornata elettorale. Da un lato c'è il vento della stabilità dell'esecutivo, dall'altro però ci sono gli alleati dei Cinque Stelle, Pd in testa che adesso passano all'incasso e mettono nel mirino proprio il premier. Le parole di Zingaretti subito dopo la fine dello spoglio sono state fin troppo chiare e hanno avuto il sapore di una dichiarazione di guerra. Il Pd vuole esattamente due cose dai 5 Stelle e da Conte: l'ok al Fondo Salva Stati e l'eliminazione dei decreti Sicurezza fortemente voluti dall'ex ministro degli Interni, Matteo Salvini. Due richieste che potrebbero letteralmente portare ad una crisi di governo. I Cinque Stelle fino a venerdì scorso, ora con Crimi, ora con Di Maio, hanno sottolineato il loro no al Mes. Una posizione che si scontra con i programmi del Pd che in questo sciagurato patto con i grillini ha messo sul piatto il Sì al referendum per ottenere in cambio l'ok al Fondo Salva Stati. In questo quadro piuttosto incerto va considerato un altro aspetto.

Il Pd finge di non voler chiedere un rimpasto di governo con l'ingresso nell'esecutivo dello stesso Zingaretti alla guida del Viminale, ma è cosa nota che dalle parti dem si sogna una profonda revisione della squadra di governo. Conte per il momento non vuol sentire parlare di cambi ma è difficile non immaginare aggiustamenti in corsa fino alla scadenza della legislatura. Nel mezzo c'è il patto sulla legge elettorale tra Di Maio e Zingaretti. Tutte spine nel fianco per un premier che non ha nessuna intenzione di mollare la poltrona. Detto questo, va anche ribadita una certa preoccupazione dalle parti di palazzo Chigi, come riporta il Corriere, per i numeri davvero esigui della maggioranza al Senato. Ieri, con le suppletive in Sardegna, la maggioranza ha perso un altro seggio. E con questa mossa l'equilibrio dei giallorossi a palazzo Madama è sempre più precario. Conte vuol capire fino a che punto possano esserci altre defezioni al Senato, vero punto debole della maggioranza. Il risultato delle regionali e del Referendum dunque amplierà i rischi che corre il premier. Conte è sempre più stretto tra le pressioni di agenda politica del Pd e una certa insofferenza da parte del Movimento Cinque Stelle. Fino al risultato di ieri, l'obiettivo dei giallorossi era quello di stare insieme per fermare Salvini e il centrodestra. Il risultato del referendum che porta il marchio 5S e le affermazioni di De Luca, Emiliano e Giani con il bollo dem, possono cambiare (e non poco) gli obiettivi del blocco giallorosso con una deriva più egoistica per cercare di portare acqua al proprio mulino di partito. Ed è per questo motivo che c'è un rischio concreto all'orizzonte: Conte potrebbe affogare in mezzo a un Pd che è tornato a far sentire la sua voce e a un M5s che adesso vuole sfruttare a pieno la vittoria sul taglio dei parlamentari.