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Contraerea distrutta all'80%. Ora raid sui depositi di razzi

Intanto l'Idf avanza in Libano: "Sarà la fine di Hezbollah". Pronti a radere al suolo la roccaforte: "Come a Gaza"

Contraerea distrutta all'80%. Ora raid sui depositi di razzi
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Senza sosta. In attesa di un possibile attacco di terra, Israele e Stati Uniti continuano a martellare l'Iran con attacchi aerei contro obiettivi militari degli ayatollah. In particolare, le Forze di difesa israeliane hanno portato a termine una nuova ondata di raid su basi militare dove venivano stoccati e poi lanciati i missili. Nel mirino anche alcuni siti sotterranei dove venivano conservati missili balistici e depositi di armamenti comprese diverse rampe di lancio di missili a lungo raggio, oltre 300 dall'inizio del conflitto, che secondo Tel Aviv rappresentavano "una minaccia reale e immediata" per Israele e per la popolazione civile. Raid anche in Libano, dove è stata colpita la periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, e diverse città e dove è stato ucciso anche Wasim Attallah Ali, comandante di Hamas nel Paese. Ma tra i tanti dubbi, la certezza è che la guerra in Medioriente è destinata a durare ancora a lungo e anzi a inasprirsi. Secondo quanto trapelato, il conflitto sta entrando nella fase due in cui Usa e Israele intendono prendere di mira tutti i siti missilistici iraniani, compresi quelli nel sottosuolo.

Secondo il capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir, Israele "ha distrutto l'80% dei sistemi di difesa aerea dell'Iran e ha raggiunto una superiorità aerea pressoché totale nei cieli. Abbiamo neutralizzato e distrutto più del sessanta per cento dei lanciatori di missili balistici", ha spiegato l'ufficiale. Anche ieri diverse esplosioni si sono registrate a Teheran ma anche in altre città come Karaj. Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, sono state 174 le città colpite in quasi 1.400 differenti attacchi, denunciando che ad essere state prese di mira sono state anche diverse aree civili densamente popolate. Anzi, Teheran ha accusato Israele e Usa di aver "deliberatamente" colpito aree civili, ha parlato di "brutali aggressioni contro il nostro popolo". Secondo fonti iraniane non verificate, ma anche per la Ong "Human Rights Activists News Agency", sarebbero già più di 1.100 i civili morti in Iran dall'inizio degli attacchi, tra cui 183 bambini, con un bilancio già simile a quello della guerra dei dodici giorni della scorsa estate.

L'altro fronte caldissimo resta quello libanese. L'ultraortodosso ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, lancia l'ennesima fortissima minaccia. "Dahiyeh assomiglierà presto a Khan Younis. Volevate scatenare l'inferno su di noi, vi stiamo scatenando l'inferno", ha detto. Dahiyeh si trova nella periferia Sud di Beirut ed è considerato il quartier generale di Hezbollah. Il paragone con Khan Younis, città della Striscia di Gaza di fatto rasa al suolo da Israele non è casuale. L'esercito israeliano ha emesso un avviso di evacuazione invitando tutti i residenti della periferia sud di Beirut a "salvare le proprie vite ed evacuare immediatamente le proprie case" in vista di un grosso bombardamento. Secondo le stime in questa zona vivono circa 800mila persone, in prevalenza sciiti ma con una presenza di minoranze cristiane e sunnite. Dahiyeh è considerata la principale base sociale e politica del "Partito di Dio" e già più volte è stata colpita da Israele negli ultimi anni.

Intanto, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha riferito di un colloquio con il numero uno del Pentagono Pete Hegseth che gli avrebbe detto "continuate fino alla fine, siamo con voi". Per un asse che rinsalda, nuove polemiche dal Regno Unito.

Secondo il Guardian, Washington non avrebbe condiviso con la Londra dettagli operativi precisi o i tempi dell'inizio dell'attacco contro l'Iran, creando non poco malumore nel premier Starmer, tanto da portarlo inizialmente a non concedere le proprie basi agli Stati Uniti. Polemiche collaterali in un quadro di incertezza globale. Quel che è certo è che il conflitto non sarà breve. E nemmeno semplice.

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