"Contrari alle armi letali". Conte insiste sulla linea dei no

L'ex premier ribadisce la linea pacifista dei grillini e si prepara allo scontro nel governo. "Contrari ad armamenti sempre più letali in Ucraina. Non vogliamo inviare carri armati"

"Contrari alle armi letali". Conte insiste sulla linea dei no

Sul sostegno militare all'Ucraina, Giuseppe Conte si è messo alla guida del movimento dei no. No all'escalation, no ai carri armati, no agli armamenti "sempre più letali". Il che è un po' un ossimoro: da che mondo è mondo, infatti, le armi hanno in sé un poteziale offensivo, oltre che difensivo. Dopo aver abbracciato la linea "pacifista" - ennesima piroetta politica dei Cinquestelle - il leader del Movimento ha ribadito ora la propria visione arcobaleno sul conflitto, non senza ricorrere agli equilibrismi. Quello espresso dall'ex premier sull'appoggio a Kiev è stato infatti un no che, all'occorrenza, contempla anche delle sfumature. O, se preferite, un sì vincolato.

"Noi non abbiamo girato la testa dall'altra parte. Giustifichiamo gli aiuti, anche militari, all'Ucraina, ma nel quadro dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che significa una cosa ben precisa: legittimità nel difendersi non nel contrattaccare", ha ribadito infatti Giuseppe Conte stamani, intervenendo a margine di un convegno della Uil. Parole che si aggiungono a quanto dichiarato nei giorni scorsi dallo stesso leader pentastellato, che sull'invio di nuovi armamenti aveva spostato i Cinquestelle su una posizione critica.

"Siamo assolutamente contrari a una escalation militare che porterebbe ulteriori sofferenze e carneficine", ha rimarcato oggi l'ex premier. E ancora: "Siamo quindi contrari ad armamenti sempre più letali". Trasformandosi in esperto di equipaggiamenti militari, sul tema Conte ha precisato: "Per intenderci, carri armati non ne vogliamo inviare". Parole che, sempre sul filo di un equilibrismo a cinque stelle, fanno il paio con altre recenti valutazioni del leader grillino. "Non è tanto una distinzione tra armi leggere e pesanti, ma quanto dal punto di vista della funzionalità e dell'utilizzo degli armamenti", aveva infatti detto Giuseppi in tempi non sospetti, in quel caso però senza fare distinguo sugli armamenti in sé.

"La prospettiva del conflitto se non verrà indirizzata a una soluzione politica e si dilaterà nel corso del tempo, ci porterà a una recessione davvero pesante", ha proseguito stamani l'ex premier, lasciando intendere quello che sarà l'atteggiamento dei pentastellati in Aula, soprattutto rispetto alle sensibilità di natura diversa presenti nel governo. Già, perché la questione dovrà presto essere trattata sul fronte squisitamente politico e parlamentare. "È giusto che il presidente del Consiglio e il ministro della Difesa vengano in Parlamento e che ci sia un chiarimento...", aveva avvertito Conte ieri sera, nella sua più recente ospitata a Piazzapulita, su La7.

Cauto sul fronte bellico - tra volteggi retorici e aggiustamenti in corso d'opera alla linea intrapresa - l'ex avvocato del popolo sembra invece pronto a dare battaglia sul campo politico.

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