Il coraggio di amare a distanza

La parola chiave di questo tempo sospeso è responsabilità. È il senso profondo della quarantena, la vita che rallenta, le luci che si spengono, stare a casa, rincantucciati, in attesa che il virus vada via

La parola chiave di questo tempo sospeso è responsabilità. È il senso profondo della quarantena, la vita che rallenta, le luci che si spengono, stare a casa, rincantucciati, in attesa che il virus vada via. Non è paura. È qualcosa che non fai solo per te. È per gli altri. Allora se ci pensi bene tutto questo ha un nome dalle radici antiche. È amore.

È amore senza tutto quello che ci sta intorno. Ancestrale. Quasi senza parole. È amore che ha un costo e lo pagheremo tutto, perché è fatto di rinunce, di no, senza abbracci, contromano. È un amore in lontananza. È amore che ti fa dire: non vado, resto. Anche se il desiderio, il cuore, ti suggeriscono il contrario. Resti perché è la cosa più saggia. È, appunto, responsabilità. È amore.

Non sappiamo quando e come usciremo da questa storia. Di sicuri ci scopriremo diversi. Qualcosa forse sta cambiando. Un segnale tra i tanti arriva da una donna di Pellaro, quartiere di Reggio Calabria, che si affaccia sul mare, sullo Jonio. Si chiama Katja Imbalzano e insegna matematica alle scuole elementari. Non giù, ma a Milano. È lei, figlia di quarant'anni, che scrive su facebook una lettera al padre. Ci riabbracceremo presto. «Caro papà, in queste ore tutti stanno scappando da Milano per raggiungere i loro cari giù. Io non l'ho fatto. Non pensare che non ti ami. Ti amo talmente tanto che ho deciso di starti lontana. Mi dici che stai bene e stai prendendo tutte le precauzioni necessarie, e va bene così. Ti amo a distanza».

La lettera in poche ore viene condivisa da migliaia e migliaia di persone. È il segno che queste parole non sono più soltanto sue. Le leggi, le senti, ti ci riconosci. Sono un sentimento diffuso. Katja ha trovato la formula per raccontare ogni sacrificio, ogni divieto, qualsiasi restrizione. Ti dice perché lo stiamo facendo. Vale più di un decreto, di una conferenza stampa, di un bollettino di guerra, di un allerta. Vale perfino più dei numeri. La funzione matematica del suo messaggio è di quattro parole: ti amo a distanza.

Non serve molto altro per capire che adesso è così. Vale per tutto. Impari ad amare a distanza tutte le cose della vita. Ami gli amori e le passioni. Ami il lavoro e le abitudini, i vizi e le virtù. Tutto a distanza. Ti scopri che torni ad amare anche la libertà da una prospettiva diversa, proprio ora che ti sembra così lontana, ora che anche lei si ritrova in quarantena. Ti accorgi che non hai mai amato tanto la libertà, perché ti manca e la davi per scontata. Non la rinneghi. Non la regali. Tieni anche lei per un po' di tempo a distanza, per guardarla meglio, per amarla ancora di più. Il cuore della libertà è fatto della stessa trama della lettera di Katja. È responsabilità. No, non puoi fare tutto. Non puoi svignartela. Non puoi dire: tanto a me non mi tocca. Non puoi cavartela con un «me ne frego». Non puoi se come alibi sbandieri la libertà. Non puoi se sei un irresponsabile.

Katja ci ha pensato. «Adesso preparo la valigia e parto». È il richiamo del sangue, l'istinto che prende il sopravvento. Poi invece ha scritto la lettera. Telefona a suo padre e passano ore a chiacchierare. Tutti e due hanno scoperto che hanno tante cose da dirsi. Per adesso, da lontano.

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