Una prima domenica di Quaresima che Assisi farà difficoltà a dimenticare. La cittadina umbra è abituata da sempre alle invasioni di pellegrini.
Quella avvenuta ieri, però, ha un sapore particolare perché legata alla prima ostensione pubblica e prolungata dei resti di San Francesco. Un evento straordinario che cade nell'anno dell'800esimo anniversario della sua morte e che si prolungherà per un mese, fino al 22 marzo. Sin dalle prime ore dell'alba, silenziosamente e con ordine, si sono create le prime code fuori dalla Basilica inferiore in attesa che le lancette dell'orologio scoccassero le 7. La macchina organizzativa del Sacro Convento ha dato prova di grande efficienza, accogliendo i pellegrini in una tenda allestita in piazza inferiore sotto la quale poter ricevere le necessarie informazioni per il percorso verso l'ostensione. Curiosità, gratitudine, emozione: questi i sentimenti prevalenti tra chi ha scelto di mettersi in fila già nelle prime ore del mattino per garantirsi pochi secondi di contemplazione davanti alle spoglie del Poverello d'Assisi. I pellegrini di questa prima giornata di ostensione pubblica sono consapevoli di essere fortunati per essere riusciti a prenotarsi in tempo sul sito sanfrancescovive.org. Già da giorni il portale avvisa di aver "aggiunto il numero massimo di visitatori attivi". Una caccia all'ultimo posto che ha interessato fedeli da tutto il mondo: gli italiani hanno fatto la parte del leone occupando l'80% delle 370mila prenotazioni fatte, ma ancor più significative forse sono le 5mila presenze dagli Usa e le 1500 dal Giappone. I frati hanno voluto garantire un'esperienza raccolta e quindi niente fotografie davanti alla teca trasparente con i resti traslati sabato mattina dal sarcofago in cui riposano da secoli.
La cassa in plexiglass è stata collocata ai piedi dell'altare maggiore della chiesa inferiore della Basilica di San Francesco in Assisi. I fedeli ci arrivano facendo un percorso delimitato da paletti con nastro, di quelli che siamo abituati a vedere negli aeroporti. A colpire è soprattutto il silenzio che regna nella Basilica e prepara nel migliore dei modi al momento dell'accostamento alla teca. Ognuno si comporta come meglio crede: la maggioranza di fedeli fa il segno della croce, chi si inginocchia e chi si limita a guardare le ossa consumate dal tempo. La volontà di mantenere questo clima di preghiera è confermata anche dalla presenza dei confessionali al termine della visita e dal libretto consegnato all'ingresso con una preghiera: "Francesco, fratello, ti guardo in questa gloria e capisco che chi dona tutto per amore, non finisce mai". Inutile dire che anche la storica ostensione prolungata sta suscitando in queste ore polemiche sui social. I più critici la ritengono addirittura una manifestazione di superstizione, poi c'è chi si limita a parlare di cattivo gusto. La storia delle spoglie di Francesco è degna di essere conosciuta: se ne persero le tracce per lungo tempo perché Sisto IV ordinò di chiudere l'accesso al sepolcro nel 1476 dopo un tentativo dei perugini di rubarle per custodirle a Perugia. Dopo svariati tentativi, i resti furono ritrovati nel 1818 al termine di scavi che venivano realizzati solo di notte per non spaventare i fedeli. I 18mila pellegrini arrivati ieri ad Assisi certificano la vitalità della devozione per Francesco che, contrariamente a chi vorrebbe ridurlo soltanto ad icona green, resta soprattutto un testimone della radicalità del messaggio evangelico. Davide Rondoni, presidente del Comitato Nazionale per l'Ottavo Centenario della morte del santo, ha commentato con soddisfazione il pienone di ieri, ritenendolo "il segno che in una società descritta come secolarizzata c'è invece un grande desiderio di senso del religioso".
"La parola 'spoglie' - ha detto Rondoni - viene dal greco e indica il bottino. In questo caso c'è un rovesciamento: le spoglie sono di Francesco ma è lui il 'ladro che frega' la morte, chiamandola sorella e venendo abbracciato dal Risorto".