Coronavirus

La corsa per il vaccino dai 6 mesi ai 5 anni. Pfizer è già pronta a chiedere il via libera

Crescono i casi pediatrici, si accelera per l'ok al siero dei più piccoli. Pregliasco: "Dai dati preliminari efficacia e tollerabilità ottime"

La corsa per il vaccino dai 6 mesi ai 5 anni. Pfizer è già pronta a chiedere il via libera

Il vaccino per i più piccoli potrebbe arrivare prima del previsto. La richiesta di autorizzazione per l'uso in emergenza da parte di Pfizer e BioNTech è al traguardo. A rivelare che anche la profilassi per i più piccoli, sei mesi/ 5 anni, sta per essere immessa in circolazione sono i media statunitensi, Washington Post e Nyt. Un'accelerazione dovuta anche alla crescita esponenziale dei casi pediatrici negli Usa e in Europa a causa della forte contagiosità di Omicron. Il coronavirus ha ovviamente preso di mira la popolazione scoperta, quella per la quale ancora non esiste un vaccino autorizzato. Soltanto un mese fa la Food and Drug Administration aveva dato il via libera al booster della Pfizer per gli over 12 anni.

Per il momento Pfizer ha messo a punto un protocollo con due dosi ma intanto prosegue la sperimentazione per la somministrazione di 3 dosi. Anche per i più piccoli insomma si potrebbe prevedere il booster. La dose destinata agli under sei anni è pari a un decimo di quella per la popolazione adulta. Dunque il percorso indicato da FDA prevede una prima autorizzazione per le due dosi e poi al termine di ulteriori sperimentazioni se necessario anche per una terza.

«I risultati intermedi che avevo avuto modo di leggere dimostrano ciò che per altro ci si aspettava e cioè un'ottima efficacia e un profilo di tolleranza che è in linea con quello già visto per le altre fasce di età», osserva il virologo Fabrizio Pregliasco, docente della Statale di Milano. Pder Pregliasco l' utilizzo di questo vaccino dovrebbe seguire la logica della vaccinazione antinfluenzale ed essere «quindi dedicato ai soggetti a rischio» se però in questa fase fosse disponibile in tempi brevi lo consiglierebbe a tutti «ma immagino che arriverà quando saremo fuori da questa ondata e quindi dovremo prepararci a quello che verrà dopo e cioè a un aspetto strategico».

Pregliasco come molti altri esperti guarda con preoccupazione al basso livello di vaccinazione in età pediatrica: «fino ad ora purtroppo meno del 40% dei genitori ha scelto di far vaccinare i figli in età pediatrica perché permane un elemento di diffidenza».

In attesa di un vaccino soprattutto per i piccoli fragili la Società italiana di Pediatria, Sip, raccomanda ai genitori semplici regole da seguire in caso di contagio. Nessuna terapia per gli asintomatici e nella maggioranza dei casi sintomatici sufficiente la terapia con paracetamolo o con ibuprofene. In presenza di sintomi respiratori preferire il distanziatore all' aerosol per ridurre la diffusione di particelle virali nell'aria. In caso di diarrea o vomito sono sufficienti soluzioni reidratanti orali. Ancora una volta viene ribadito il no agli antibiotici se non in presenza di una complicanza batterica: non è indicato l'uso a scopo terapeutico dell'azitromicina. Evitare il pronto soccorso per il solo fatto di aver avuto contatti con positivi. Necessario invece recarsi subito in ospedale se si riscontrano difficoltà respiratoria, dolore toracico persistente, cianosi, alterazione dello stato di coscienza o se il bimbo non urina.

La presa in carico da parte dell'ospedale è raccomandata in caso di malattia da moderata a grave, nel lattante febbrile di età inferiore ai 3 mesi e in caso di difficoltà di gestione del bambino da parte della famiglia. La terapia immunomodulante (con corticosteroidi e immunoglobuline) va valutata soltanto per casi specifici così come i farmaci biologici e la profilassi antitrombotica con eparina. Infine si raccomanda la vaccinazione.

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