La Corte dei Conti boccia la Tav: "Non è sostenibile"

"Benefici solo dopo il 2050", così la Corte dei Conti dell’Ue "blocca" l’alta velocità Torino-Lione. Salini: "Stop inaccettabile"

La Corte dei Conti boccia la Tav: "Non è sostenibile"

La Tav continua a tenere banco, e a fare discutere, anche in tempi di coronavirus. Già, perché nelle ultime ore è arrivata la bocciatura alla grande opera da parte della Corte dei Conti dell’Unione Europea. Ue che, peraltro, ha già stanziato un miliardo e duecento milioni per il progetto di alta velocità.

La Corte dei Conti europea ha criticato pesantemente la Tav, etichettandola come opera "non sostenibile dal momento che, entrando in funzione solamente dopo il 2030, porterà con sé benefici economici – a patto che si raggiungano gli effettivi livelli di traffico ferroviario preventivati – solo dal 2055".

Insomma, visto che la Torino-Lione avrebbe vantaggi solamente fra trentacinque anni, il parere dei giudici contabili europei è "no, grazie", visti anche "i costi alti, i ritardi e i sovrastimati benefici ambientali", come ha scritto ancora l’Eca nel suo rapporto, nel quale si dice anche come le spese per la realizzazione si siano accresciute dell’85% rispetto alla stima originaria.

E così l’istituzione continentale che controlla come vengono utilizzati nella pratica i soldi dell’Ue, esprime un parere tanto negativo quanto pesante e che subito viene cavalcato politicamente non solo dal mondo no-tav, ma anche dal Movimento Stelle, storicamente contrario alla grande opera.

Una presa di posizione netta, quella dell’Eca, che non piace a chi ha difeso la Tav da anni tutti i suoi detrattori, come Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia, nonché membro della Commissione Trasporti del Parlamento europeo, che parla di stop inaccettabile, miope e dannoso. Queste le sue parole: "Fermare la Tav sarebbe una follia. La relazione della Corte dei conti Ue sulla Torino-Lione è molto discutibile. Basti pensare che la valutazione negativa dei giudici sui costi della Tav si basa su uno studio preparatorio ormai superato risalente agli anni Novanta, che per l’opera prevedeva inizialmente una sola galleria. Un’ipotesi del tutto preliminare e anacronistica, rispetto al progetto attuale che prevede invece due gallerie, in linea con la normativa Ue che negli anni si è evoluta, aumentando gli standard di sicurezza".

A seguire, l’esponente azzurro ha aggiunto: "Se da un lato è doveroso colpire le lungaggini burocratiche, per le quali vanno però sollecitati i singoli Stati, dall’altro è inopportuno dedurre dal rapporto della Corte, e sulla base di dati opinabili, conclusioni negative sulla sostenibilità dell’infrastruttura. La decisione di finanziare la Tav e completare le reti Ten-t è frutto di un lungo confronto di merito tra Stati, Commissione Ue, Parlamento europeo e Consiglio Ue, una scelta di policy che non compete certo ai giudici contabili e la cui importanza è stata recentemente ribadita per il funzionamento dello stesso mercato unico, la digitalizzazione dei trasporti e la transizione ad una mobilità più pulita".

Quindi è arrivato l’affondo a quella parte della politica – appunto pentastellata – che cerca di ostacolare l’opera. Salini, a tal proposito, ha dichiarato: "L’attuale crisi economica è piuttosto l’ennesima conferma dell’importanza del fattore tempo, ulteriore stimolo a non dare fiato ai teorici No Tav della decrescita a Cinque Stelle, purtroppo già scatenati, che non perdono occasione per deprimere il nostro Paese paralizzandolo con assistenzialismo e logica anti-impresa". Infine, l’invito-appello all’esecutivo Conte: "Il governo intervenga subito con ampie deroghe straordinarie per superare le lentezze burocratiche che ostacolano le imprese e acceleri l’apertura dei cantieri Tav sul versante italiano. Il modello da seguire è il Ponte Morandi".

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