A Roma sfila l'odio: inni all'"Intifada" e insulti alla Meloni. E Soros sponsorizza la rete anti-Israele

"Non accettiamo fascisti, vi cacciamo a calci in culo. E diciamo alle forze dell'ordine di allontanarsi perché ci difendiamo da soli"

A Roma sfila l'odio: inni all'"Intifada" e insulti alla Meloni. E Soros sponsorizza la rete anti-Israele
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«Non accettiamo fascisti, vi cacciamo a calci in culo. E diciamo alle forze dell'ordine di allontanarsi perché ci difendiamo da soli». Partito con quest'annuncio dal microfono, il corteo pro-Palestina di Roma si trasforma in un crescendo di durissime accuse a Israele. Servono sollecitazioni con l'invito dal camion che guida i 7 mila partecipanti stimati (ma si parlerà di 15mila presenze): «Voglio vedere una piazza arrabbiata, non siamo qui a festeggiare, daje regà! Daje Roma! Daje Palestina!». Dopo la partenza da Porta San Paolo la solidarietà col popolo di Gaza alza i toni e ottiene i primi effetti della rabbia innescata dai megafoni al grido di «Israele fascista, Stato terrorista» e cartelli come «Hitler=Netanyahu».

Al palazzo della Fao, due manifestanti riescono a cogliere di sorpresa la Digos salendo sul muro di cinta Onu. Uno si arrampica su un pennone puntando la bandiera fino a quel punto contestata solo dai cori. La stacca. Il simbolo di Israele è sotto attacco tra gli applausi. Un boato di sfida che fa il pari con l'allarme dell'Osservatorio sull'antisemitismo secondo cui episodi di razzismo nei confronti degli ebrei, dal 7 ottobre, giorno dell'assalto di Hamas, sono aumentati esponenzialmente anche in Italia; molti riconducibili all'estrema sinistra. Il Partito marxista-leninista è stato censurato da Facebook per il sostegno espresso on line ai terroristi; inneggiava alle Brigate Qassam. Per non parlare della pagina Facebook di Action Aid Perugia, virale per il sostegno a Hamas (il gestore è considerato vicino a Marco Rizzo). Mentre secondo il New York Post c'è il magnate George Soros dietro i gruppi che organizzano proteste pro-palestinesi: più di 15 milioni di dollari donati dal 2016.

La polizia a Roma prova a scongiurare altri episodi di odio razziale registrati nelle piazze di Bologna e Milano. E se i manifestanti considerano la premier Meloni «complice» di «Israele terrorista», dandole addosso con insulti, la polizia ripristina il drappo dello Stato ebraico accanto al tricolore italiano fra tensioni e insulti alle divise. Nel caos, un manifestante riesce a scrivere «Free Palestine» sotto l'asta. Altre tag «Intifada» compaiono sulle mura. Tra i promotori del corteo, comitati e associazioni: Giovani Palestinesi in primis, ma pure altre sigle. Da Rifondazione comunista ai collettivi studenteschi fino ai Fridays for Future Napoli. Il serpentone è variopinto, e a parte le comuni bandiere della Palestina gli slogan cambiano addentrandosi. Basta finire nel mezzo per trovare chi, a domanda del Giornale, risponde senza indugi che «Hamas non è terrorista, Israele è terrorista». È Nassim Uddin, che si presenta come musulmano del Bangladesh residente a Firenze da 25 anni. È qui per negare che Gaza sia ostaggio del movimento islamico di «resistenza». Nessuno si sogna di ricordare l'assalto del 7 ottobre contro i bimbi dei kibbutz: «È tutta colpa di Israele». Neppure l'ambasciatrice palestinese. Per lei, Tel Aviv sta solo «consumando un orrore a Gaza». La manifestazione si riaccende sul finire: «Il 7 ottobre i palestinesi hanno ricordato al mondo di esistere», grida un gruppo. Insomma, bene l'assalto. «In-ti-fa-da! In-ti-fa-da! Fino alla vittoria!». «Israele criminale, Palestina immortale». C'è pure chi dice che «l'America ha dimezzato le armi all'Ucraina per darle a Israele». Antiamericanismo e voglia di centinaia di ragazzini di sentirsi protagonisti: «Tu riprendi e io faccio la storia su Instagram - grida un'adolescente all'amica - fanculo gli ebrei». L'imam di Firenze Izzedin Elzir, nato a Ebron, dice: «Non siamo qui contro qualcuno, ma per convivere». Il vicepremier Salvini sui social ricorre al sarcasmo: «Che bella piazza pacifica e democratica».

Riceviamo e pubblichiamo:

"In merito all’articolo pubblicato domenica 29 ottobre sulla versione cartacea de Il Giornale, dal titolo “A Roma sfila l’odio”, pubblicato alle pagine 2/3, ActionAid International Italia ETS precisa che ‘ActionAid Perugia’ non esiste e che quanto apparso sull’omonima pagina Facebook, è stato solo l’iniziativa personale dell’autore, che ha usato il nome e il logo ActionAid in modo improprio e non autorizzato e da cui ActionAid si è subito dissociata nella maniera più netta e assoluta.

L’organizzazione ha subito reso pubblica questa informazione lo stesso 17 ottobre su tutti i suoi canali digitali, sottolineando che tale pagina, ora rimossa, non è in alcun modo associabile ad ActionAid International Italia ETS e ha già provveduto a diffidare l’autore da ogni altro uso non autorizzato dei propri segni distintivi."

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