Così avere un nemico aiuta il segretario

Per strappare voti il leader dem vede in Visco un'icona da attaccare

Così avere un nemico aiuta il segretario

Roma - «Buon lavoro al governatore Visco». Il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha fatto finta di nulla incassando con nonchalance una delle tante e recenti sconfitte politiche. Anche se, bisogna dirlo, Renzi ha voluto perdere questa battaglia. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, aveva infatti sottoposto al suo leader una nomina alternativa a quella del governatore uscente e che avrebbe incontrato il favore della Banca d'Italia: l'ex direttore generale di Palazzo Koch ed ex ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni (tra l'altro «scavalcato» da Visco sei anni fa).

Renzi, però, ha posto un ferreo diniego. Il perché è presto detto. La sua scelta per la prossima campagna elettorale è quella di presentarsi come paladino della gente comune contro i «poteri forti». Incarnati in questa precisa fase da Ignazio Visco, ritenuto principale «colpevole» dell'omessa vigilanza sugli istituti di credito in pericolo la cui crisi è sfociata in una serie di crac da Monte Paschi alle Popolari venete fino alla tanto devastante (per Boschi e Renzi) Banca Etruria. Ora l'obiettivo dei renziani è «impallinare» il governatore quando sarà audito dalla commissione d'inchiesta sulle banche rinfacciandogli la responsabilità più o meno complessiva di tutti quei fallimenti che costarono cari proprio al governo di Matteo.

È una scelta legittima, ma bisogna vedere quanto sarà credibile vedere un segretario di partito - e soprattutto ex premier - schierato contro quel «salotto buono» con cui spesso ha dialogato quando era a Palazzo Chigi. D'altronde, argomenti da sfruttare non ne erano rimasti molti. I grillini si scateneranno contro il Rosatellum-bis indicandolo come la legge elettorale approvata ad arte per impedire loro di vincere. Matteo Salvini tornerà sul suo cavallo di battaglia: lo stop all'immigrazione indiscriminata. Temi troppo forti per un politico che ha imposto la fiducia su quella stessa legge e che vorrebbe un analogo blitz sullo ius soli.

Certo, la pesante assenza dei renziani dal Consiglio dei ministri di ieri non è passata inosservata. La scelta di delegittimare la designazione del governo amplia la frattura con il moderato premier Gentiloni e con il resto della sinistra (da Si a Mdp a Pisapia) e questo ha indispettito molti esponenti dem. L'abbandono del presidente del Senato Grasso ha peggiorato la situazione. «Mi dispiace che sia uscito dal Pd. Il partito è stato ideato e costruito per persone come lui. Speriamo di ritrovarci uniti», ha twittato il fondatore Walter Veltroni amplificando la propria dissonanza con Renzi. Non a caso l'altro socio di maggioranza del Pd, il ministro dei Beni culturali Franceschini, e il leader della minoranza, il guardasigilli Orlando, pare stiano cercando un pretesto per «disarcionare» Renzi dopo l'annunciata débâcle in Sicilia. Servirebbe l'appoggio di Gentiloni che, invece, intende ricucire. Le Idi di marzo, per ora, sono rinviate a data da destinarsi.

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