Etichettare Tolkien per attaccare la Meloni: il folle hobby della sinistra

Le opere di Tolkien associate di continuo a Giorgia Meloni ed alla destra politica. Ma lo scrittore britannico è stato anche altro. E le etichette hanno stufato

Etichettare Tolkien per attaccare la Meloni: il folle hobby della sinistra

Giorgia Meloni uguale J.R.R.Tolkien: ormai è un'equazione sempreverde. Niente di male: corrisponde al vero. La Meloni è appassionata de Il Signore degli Anelli e di tutto il resto, Silmarillion ed Hobbit compresi, mentre, senza l'opera culturale della destra missina e post-missina, Tolkien, con buone probabilità, non sarebbe mai arrivato tra gli scaffali delle librerie italiane in tempi brevi.

Il punto però non è più questo. Ci siamo posti un paio di domande: quanti articoli sono stati scritti, a sinistra ed in questi giorni, per associare la leader di Fratelli d'Italia proprio a quel macrocosmo letterario? E perché?

Sulla parabola storico-letteraria delle opere dell'intellettuale britannico esistono fiumi d'inchiostro: non ci tornereno. Stesso discorso per la politicizzazione degli scritti, presunta o meno che sia. Quello che ci interessa riguarda una certa tendenza giornalistica. Quella immersa in una semplificazione che ha il retrogusto di un attacco nascosto: come se associare l'universo meloniano a quelle opere servisse per un fine strumentale e mal celato, ossia una diminutio complessiva. "Patrioti" lettori di favole, insomma, e non di testi complessi. Tolkien, dal canto suo, andrebbe bene solo per gente che pensa poco e male (che è la versione preferita dai salotti buoni). E ancora: la destra che legge si ferma ai maghi ed ai cavalieri, mentre l'intellighenzia si occupa di alta letteratura in maniera esclusiva. Altrimenti che senso avrebbe, da sinistra - specifichiamolo ancora -, sottolineare ogni volta la prossimità tra Tolkien e la destra italiana?

A ben vedere, siamo dalle parti di un atteggiamento che sfocia in tre direzioni diverse. La prima è un pregiudizio di carattere storico, che è quello che censura Tolkien e ne ridimensiona la portata. Come spiegato da questo articolo pubblicato su Barbadillo, quella della sinistra contro Tolkien, in Italia, è "una guerra" che dura da un cinquantennio e più. C'è stata anche una fase in cui, nelle realtà comuniste, è stato posto un divieto di lettura de Il Signore degli Anelli. Erano altri tempi, e pare c'entrasse persino una "direttiva" di Umberto Eco, ma il fatto che a sdoganare Tolkien siano stati i campi Hobbit, e dunque i giovani di destra, ha sempre fatto storcere il naso alla gauche caviar, che si è ripromessa di combattere una battaglia insofferente anti-Terra di mezzo. E questo è stato soprattutto l'andazzo in voga negli anni dello scrontro ideologico. Poi la musica è cambiata, tanto che Tolkien è divenuto "conteso".

Siamo alla seconda delle tre direzioni. Nel contesto culturale dei benpensanti, oggi, si insiste soprattutto su un punto: l' appropriazione indebita di Tolkien da parte della destra culturale. Quasi come se la sinistra volesse fare di Tolkien un mito sì, ma suo. Ma il "creatore di mondi", e per questo il gioco non riesce, era un cattolico ed un conservatore. E non è certo colpa della Meloni e di chi l'ha preceduta se Tolkien ha sempre creduto in Dio, nel donarsi per una causa in modo gratuito, nella patria, nelle radici, nella fratellanza e così via. Il filologo britannico infastidisce la sinistra perché testimonia l'esistenza di una destra che tutto è tranne che fascista. Una destra che conserva un sistema valoriale coerente nel profondo senza sfociare in estremismi ideologici e rimasugli vari. Dalla mancata possibilità di fare del Signore degli Anelli una saga di sinsitra, derivano il disincanto verso un'opera che sarebbe ecumenica e l'etichetta facile, che - ammettiamolo - avrebbe anche stufato. Perché Tolkien non è un monopolio della destra politica e perché la destra politica, oltre ad amare e a leggere Tolkien, legge ed ama molto altro.

La terza direzione interpretativa verte, infine, sulla citata semplificazione. Se è vero che a far cicolare Tolkien in Italia sono stati per primi i ragazzi Fronte della Gioventù e gli intellettuali vicini al Movimento sociale italiano, infatti, è vero pure che Tolkien è stato un riferimento letterario anche per i cattolici e persino per gli ecologisti. Gli hippie, ad esempio, hanno fatto di Tolkien un riferimento costante, con l'erbapipa, le adunate sui prati, le grandi feste di paese e tutto il resto. Il gruppo di Oxford degli Inklings, composto pure da Chesterton e Lewis, è diventato un sussidiario di citazioni per i cattolici pro life contemporanei. Sulla scia di quella esperienza accademico-visionaria, stanno nascendo persino scuole ed altri luoghi di formazione, oltre che correnti di pensiero. La Scuola Chesterton di San Benedetto del Tronto ne è un esempio. Non tutto è per forza riconducible al melonismo ed alla destra tradizionalmente intesa. Tolkien non può possedere tessere di partito proprio come un altro suo omologo creatore di mondi e di linguaggi: Dante Alighieri. Se la sinistra leggesse l'autore de Il Signore degli Anelli, se ne accorgerebbe.

Sono le etichette spicce, in buona sostanza, a disturbare. Perché oltre a distribuire patenti di fascismo ed antifascismo, sembra gli intellettuali di sinistra si siano messi pure a diversificare le tessere delle biblioteche: se sei meloniano arrivi a leggere sino ad un certo punto, sei sei di sinistra puoi azzardare oltre Tolkien, che non è basico e debolmente fantasy come si pensa. Prendere in mano il Silmarillion, a titolo esemplificativo, significa perdersi in una mitopoiesi che sconsigliamo a chi cerca un po' di relax nel fine settimana. Se qualcuno volesse approfondire lingue e linguaggi inventati di sana pianta da un intellettuale a tutto tondo che è stato anche glottologo, poi, ci perderebbe una vita intera. L'elfico, per dire, è un discreto trip. Sforzi intellettuali che sarebbero sforzi intelletturali e basta, ma che per una strana usanza tutta italiana finiscono con l'essere di parte pure nell'epoca della post-ideologia. Quando leggere sarebbe già tanto. Per fortuna che era la destra a fare un uso politico di Tolkien e dei suoi mondi.

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